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Bhavanopanishad ovvero il corpo umano come Shri Chakra – 1° parte

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Bhavanopanishad

Introduzione

La Bhavanopanishad (भावन उपनिषद् = Bhāvana Upaniṣad), chiamata anche Shri Chakropanishad, è una delle Upanishad minori classificata tra le Shakta Upanishad, vale a dire le Upanishad che delineano la prospettiva tantrica e tentano di riconciliarla con l’approccio vedico.

È una Upanishad relativamente recente affiliata all’Atharva Veda. È un testo importante nella tradizione Shri Vidya e mette in risalto molto chiaramente il simbolismo dello Shri Chakra, il suo upasana secondo la scuola kadi (Samaya) e la contemplazione.

Bhavanopanishad è un testo importante per la pratica dell’Antar-yaga, il culto interiore.

Perché una Upanishad

Prima di procedere ulteriormente, appare necessaria una breve spiegazione del suffisso (Upanishad) al titolo del testo.

Come da tradizione, circa tredici Upanishad sono considerate importanti e rappresentano il nucleo della saggezza upanishadica.

Sono senza dubbio antiche e costituiscono il primo livello del prasthana-traya (l’insieme di tre testi principali) a fondamento dell’eredità vedica; gli altri due livelli sono i Brahma Sutra e la Bhagavad-Gita.

Shri Shankara commentò dieci di quelle principali Upanishad (Ishavasya, Kena, Katha, Prashna, Taittiriya, Aitareya, Chandogya, Brihadaranyaka, Mundaka e Mandukya) citando inoltre le altre tre (Kaushitaki, Svethashvatara e Jabala) come autorevoli.

Durante i periodi successivi, molti testi si davano il suffisso Upanishad per darsi un alone di autorità e una posizione elevata nella gerarchia dei testi tradizionali.

I pensieri nella maggior parte di questi testi non erano né nuovi né universali. Molti di questi testi erano teisti e settari nel loro approccio e furono quindi classificati secondo le loro affiliazioni come Vaisnava, Shaiva e Shaktha ecc.

Tutte queste Upanishad sono elencate nella sezione Charana-vyuha dell’Atharva Veda, a cui sono affiliate.

La pretesa di essere Upanishad era, in genere, basata sulla loro accettazione dell’autorità dei Veda, sul rifiuto della prolissità del ritualismo del karma-kanda e sull’accento posto sull’interpretazione esoterica o mistica dei rituali.

Il testo

Tornando a Bhavanopanishad, essa è descritta come una Upanishad nel senso di dottrina salvifica segreta.

Non si sa molto del suo autore o del suo periodo. Si suppone che il testo possa appartenere al 12° secolo.

Bhavanopanishad è una breve raccolta di affermazioni in stile aforistico (Vakya) in circa 36 versi o Sutra, estremamente criptico e senza suggerimenti.

Non è facile interpretare i sutra e derivarne il significato, dato che essi sono scritti secondo il principio della minima quantità utile di parole, per cui hanno bisogno di commenti e commenti di commenti.

Inquadramento dottrinale

Bhavanopanishad è strettamente correlato al Tantra-raja-tantra, un altro importante testo tantrico della scuola Kadi della tradizione Sri Vidya.

La Kadi matha è considerata la più ortodossa tra tutte le scuole della tradizione di Sri Vidya, insistendo sulla virtù, la disciplina e la purezza dei rituali.

Il suo atteggiamento è Sattvico e la sua forma di adorazione è interna.

Per questo è considerata Para Vidya (conoscenza trascendentale) in cui il culto (archana) è condotto nello spazio del proprio cuore (hridayakasha madhye).

Oggetto della Bhavanopanishad

Il principale proposito della Bhavanopanishad è stabilire una relazione tra le strutture del corpo umano e lo Shri Chakra.

Lo Shri Chakra, a sua volta, è considerato una proiezione dei principi essenziali dell’universo, in un tentativo di armonizzare (samarasya) il microcosmo (pindanda) e il macrocosmo (brahmanda), con lo Shri Chakra che sintetizza e assorbe in sé le caratteristiche di entrambi.

La Bhavanopanishad pone maggiore enfasi sulle rappresentazioni simboliche e sulla contemplazione, piuttosto che sui rituali.

Il Guru nella Bhavanopanishad

Il testo inizia con i saluti e la sottomissione al Guru, salutandolo come la fonte della conoscenza metafisica liberatrice.

Quindi continua a mettere in relazione la costituzione umana nei suoi livelli fisico, energetico e mentale con l’energia dei nove involucri dello Sri Chakra.

Una porzione significativa del testo è dedicata all’enumerazione dei nove avarana che compongono lo Shri Chakra e alle loro rappresentazioni geometriche, cultuali e psico-fisiche.

Il metodo di progressione adottato è il samhara-krama (processo di riassorbimento o dissoluzione), che parte dall’avarana più esterno e procede verso l’interno, sistematicamente, fino a raggiungere il punto centrale dello Sri Chakra, il Bindu.

In breve, il testo tenta di costruire una relazione armoniosa tra il microcosmo e il macrocosmo, tra il tantrico e il vedico e tra adorazione e contemplazione, rendendo sattvico e sublime il culto tantrico.

Il concetto di Bhavana

Nella tradizione di Shri Vidya, il concetto di Bhavana ha un significato molto speciale.

Nella tradizione del Tantra, il culto è classificato come esteriore (bahir-yaga) e interiore (antar-yaga).

Il culto esteriore (bahir-yaga)

Nel primo il culto è offerto a una rappresentazione concreta di una divinità che ispira devozione e riverenza.

Qui, l’oggetto dell’adorazione e del culto è grossolano (sthula).

Il devoto considera la dea madre come una forma umana che può vedere e toccare.

I servizi (upachara) sono offerti a quella forma come se fosse l’essere umano più adorabile e altamente riverito.

L’adorazione include anche lodare la divinità (stuti), ripetendo il mantra tramandato dal Guru (japa), che la lingua può pronunciare e le orecchie possono udire.

Questa forma di culto è definita grossolana (sthula).

Il testo dice che il culto esterno è solo un trampolino di lancio, una procedura preliminare che, a tempo debito, deve essere superata. L’adorazione esterna è un mezzo e non un fine.

Il culto interiore (antar-yaga)

L’altra forma di culto, vale a dire l’antar-yaga, l’adorazione interiore, è in due stadi – con oggetti esterni (sadhara) e senza di essi (niradhara). Gli oggetti di cui si parla qui sono gli accessori fisici, come l’immagine, i gesti (mudra) o i suoni.

Il culto interiore con oggetti

Il devoto comprende e apprezza il simbolismo coinvolto in quegli oggetti di adorazione e nelle sequenze rituali.

Sa che gli oggetti di scena sono lì per aiutarlo e guidarlo lungo il percorso, eppure vi si sottomette interamente, con devozione e riverenza fino a quando non sorge la conoscenza trascendente.

La sua dipendenza dai puntelli si assottiglia gradualmente e il culto tende a diventare sempre più sottile (sukshma).

Antar-yaga senza oggetti

Il secondo stadio di antar-yaga è trascendentale (para), e porta alla graduale dissoluzione della mente in intensa contemplazione e visualizzazione dell’identità con la dea-madre.

Tutta la sua psiche è immersa nel principio della madre, i riti esterni, i culti o le condotte non hanno più alcun significato.

La coscienza del devoto subisce una trasformazione con la consapevolezza che lui e la Madre sono una cosa sola. Tale trasformazione è definita Bhavana.

Etimologicamente, il termine deriva dalla radice bhu (essere) per suggerire di portare qualcosa in essere.

Suggerisce anche un processo mentale che trasforma un’idea in realtà.

In un senso esteso, il termine significa contemplazione o meditazione o immaginazione creativa, comprendendo l’astratto come reale e tangibile.

L’espressione Bhavana qui è intesa nel senso del culto interno (antar-yaga) della Devi, visualizzando lo Shri Chakra come identico al proprio essere (sva-atma shakti) e offrendo culto attraverso costrutti mentali, proiezioni e visualizzazioni.

Il metodo Bhavana è considerato come la sublime forma di adorazione per ottenere la liberazione in vita (jivanmukti).

Bhavana nella tradizione tantrica

Bhavana è un concetto molto significativo nello sviluppo della tradizione tantrica.

In una certa misura, si può dire che esso abbia salvato il tantra da una totale degenerazione in pratiche di culto grottesche e abominevoli.

Veniva come una boccata d’aria fresca che puliva l’atmosfera inquinata del tantra.

Ha aiutato a sublimare le credenze tantriche grossolane in principi universali.

La difesa della meditazione (bhavana) ha reso il tantra accettabile anche per i capofamiglia ed ha aiutato anche a riconciliare la prospettiva del tantra con l’etica Vedica.

Esegesi della Bhavanopanishad

Come detto precedentemente, Bhavanopanishad ha la forma di Sutra concisi e non è facile capirne l’importanza senza l’aiuto di un commento.

Il più noto di tutti i commenti su Bhavanopanishad è la Bhasya di Bhaskararaya Makhin, che si faceva chiamare Saubhagya-bhaskara.

Bhaskararaya era una celebrata autorità sulla filosofia e la pratica del tantra e specialmente sullo Shri Vidya upasana.

Sebbene le date esatte siano incerte, è accettato che visse durante il XVIII secolo (tra il 1690 e il 1795).

Il suo commento sul Bhavanopanishad è breve ma ben costruito.

Le sue spiegazioni sono precise e presuppongono la familiarità con le idee e i concetti di Shri Vidya.

Le sue opere sono di particolare interesse per Shri Vidya upasaka, in quanto forniscono istruzioni pratiche e informazioni riguardanti la sua upasana e sadhana.

Importante è il suo volume di accompagnamento al suo commento su Bhavanopanishad, chiamato, in breve, Prayoga-vidhi, un manuale pratico per il culto dello Shri Chakra.

Le sue altre note opere riguardanti Shri Vidya sono i suoi commenti su Lalita Sahasranama, Tripuropanishad, Kaulopanishad e Lalita-Tripurasundari Upanishad.

भावनोपनिषत्

Bhavanopanishad

Quello che segue è il testo dell’Upanishad, la translitterazione, la traduzione e una breve spiegazione.

Sutra 1

श्रीगुरुः सर्वकारणभूता शक्तिः ।

Śrīguruḥ sarvakāraṇabhūtā śaktiḥ |

Shri Guru è il Potere da cui tutti gli elementi sono creati.

I primi due versi parlano del Guru.

Il primo verso dice che il Guru è la causa di tutto.

In Śrī Vidyā , il ruolo del Guru è estremamente importante.

Il suo potere è di rivelare la Conoscenza Divina.

È lui che può letteralmente mostrare Parāśakti.

Quando l’oscurità dell’illusione viene distrutta con la grazia del Guru, si può realizzare il Sé.

Sutra 2

तेन नवरन्ध्ररूपो देहः ।

Tena navarandhrarūpo dehaḥ |

Di questo Potere il corpo, con le sue nove aperture, è la forma.

Navarandhra significa nove aperture.

Questo versetto dice che un corpo umano con nove aperture è la forma del Guru.

Questo versetto mette a confronto i nove triangoli intrecciati dello Sri Cakra con le nove aperture del corpo umano.

Quando un corpo umano con nove aperture è il corpo del Guru, allora logicamente il Guru rappresenta Śri Cakra.

Quindi non c’è differenza tra Guru e Śri Cakra.

Nove aperture di un corpo umano sono due occhi, due orecchie, due narici, la bocca e gli organi di procreazione ed escrezione.

Quando l’anima lascia il corpo, generalmente esce da una di queste aperture.

Nel caso degli yogi, tuttavia, le loro anime generalmente escono attraverso il Brahmarandhra, un orifizio situato sul vertice, il punto più alto del cranio.

Questo è noto come adhipati, un punto Marma.

Sutra 3

। नवचक्ररूपं श्रीचक्रम् ।

Navacakrarūpaṁ śrīcakram |

È la Ruota Santa sotto le sembianze delle nove ruote.

Un’altra versione di questo verso (sūtra) recita: नवशक्तिमयं श्रीचक्रम् | (navaśaktimayaṁ śrīcakram |).

Ciò che ha nove cakra è Śri Cakra.

Come sappiamo, Śri Cakra ha nove triangoli.

Ci sono due tipi di triangoli, triangoli rivolti verso l’alto e triangoli rivolti verso il basso.

Quattro triangoli rivolti verso l’alto sono Śiva koṇa (koṇa significa triangolo) e cinque triangoli rivolti verso il basso sono Śakti koṇa.

Correlare Śri Cakra con il corpo sottile

I primi sei centri psichici sono ben noti e sono mūlādhāra, svādhiṣṭhāna, maṇipūraka, anāhata, viśuddhi e ājñā cakra.

Se aggiungiamo il cakra della mente e il cakra lunare, situati sopra l’ājñācakra e inclusi nel sahasrāra, si ha un totale di nove chakra.

Lalitāmbikā come Kuṇḍalinī

È importante ricordare che Lalitāmbikā ha tre tipi di forme, grossolane, sottili e sottilissime.

La forma grossolana è le nove aperture nel corpo umano che corrispondono a Śri Cakra.

La sua forma più sottile è kāmakalā (intreccio di nove triangoli) e la sua forma più sottile è kuṇḍalinī.

Durante il suo viaggio dal chakra della base al sahasrāra nella forma di Kuṇḍalinī, avviene la manifestazione dell’universo.

Meditarla sotto forma di Kuṇḍalinī nei nove centri psichici è antar-yāga.

Ancora, tra ājñācakra e sahasrāra, ci sono sette centri sottili.

Se includiamo sia ājñācakra e sahasrāra, allora ci sono nove centri sottili.

Questi nove centri sottili sono noti come bindu (ājñācakra), ardhacandra, rodhinī, nāda, nādānta, śakti, vypāpikā, samāna e unmanā (sahasrāra).

L’interpretazione di queste nove forme si basa sul raggiungimento spirituale dei praticanti.

Sutra 4

हीाराही पितृदेवता कुरुकुल्ला बलिदेवता माता ।

Vārāhī pitṛdevatā kurukullā balidevatā mātā ||

Varahi è la forma paterna, Kurukulla, la divinità del sacrificio, è materna.

Questo verso dice che Vārāhī Devi è il padre e Kurukullā Devi è la madre.

Questo sembra essere difficile da spiegare.

Sia Vārāhī che Kurukullā devono essere compresi separatamente.

Questo versetto parla della loro genitorialità non solo per un essere umano, ma anche per tutti gli esseri.

Si dice che Vārāhī presiede alle ossa e Kurukullā presiede ad altre parti del corpo.

Un corpo fisico ha bisogno di due aspetti.

Uno è la protezione, che Vārāhī fa come padre e un altro aspetto è il nutrimento fornito da Kurukullā come madre.

Si dice che riceve offerte fatte durante quindici giorni lunari e nutre il corpo.

Si crede anche che le tithinityā devi ricevano le offerte fatte su un particolare tithi e a loro volta le offrano a Kurukullā per sostenere tutti i corpi grossolani nell’universo.

Bali è un’offerta durante i rituali ad altre divinità inferiori, per questo è chiamata balidevatā.

Sutra 5

पुरुषार्थाः सागरः ।

Puruṣārthāḥ sāgaraḥ

Gli obiettivi dell’uomo sono gli oceani.

L’oggetto della ricerca umana è come un oceano.

Puruṣārtha consiste di quattro ambizioni di vita: dharma, artha, kāma e mokṣa.

I primi tre Puruṣārtha variano a seconda del progresso spirituale di ognuno.

Questo verso dice che bisogna trascendere puruṣārtha, che è come un oceano, per raggiungere l’obiettivo finale della liberazione.

Sutra 6

देहो नवरत्नद्वीपस्त्वगादि सप्तधातु रोम संयुक्तः ।

deho navaratnadvīpastvagādi saptadhātu roma saṁyuktaḥ |

Il corpo, fornito dei sette dhatu più la pelle e i capelli, è l’isola di nove gemme.

Questo corpo è un’isola di nove gemme.

Un corpo è chiamato un’isola perché ogni corpo funziona in modo indipendente.

Le nove gemme sono i saptadhātu o costituenti corporei (chilo, sangue, carne, grasso, ossa, midollo e seme) più la pelle e i capelli.

Quello che dobbiamo sapere è che il corpo è composto da nove elementi costitutivi.

Il numero nove ha molto significato nell’adorazione di Sri Cakra.

Per esempio, abbiamo nove triangoli, nove āvaraṇa, nove yogini, nove mudra, nove cakreśvarī, nove siddhi, nove pianeti, ecc.

Sutra 7-9

संकल्पाः कल्पतरवः तेजः कल्पकोद्यानम् रसनया भाव्यमाना सधुराम्लतिक्तककषायलवणरसाः षडृतवः ।

saṁkalpāḥ kalpataravaḥ tejaḥ kalpakodyānam rasanayā bhāvyamānā sadhurāmlatiktakakaṣāyalavaṇarasāḥ ṣaḍṛtavaḥ |

Una mente risoluta è come l’albero dei desideri.

Lo splendore della mente è il giardino degli alberi dell’abbondanza.

I sapori dolci, aspri, amari, pungenti, astringenti e salati percepiti dalla lingua sono le sei stagioni.

Bhâvana significa contemplazione e Bhāvanopaniṣad ci consente di percepire Śri Cakra attraverso le nostre menti.

La prima parte di questo verso si riferisce alla mente.

Per sincronizzare efficacemente la nostra mente con Śri Cakra, abbiamo bisogno di avere una mente risoluta.

Quando la mente riconosce il Sé interiore, è una mente risoluta, che ha raggiunto lo stato di sthitaprajña (fermezza nell’apprensione).

Questo tipo di mente è il giardino degli alberi della Grazia celeste.

Le sei stagioni formano l’anno sul piano più grossolano.

Una volta raggiunto lo stato di sthitaprajña, la Grazia scende attraverso sahasrāra, dove c’è un orifizio conosciuto come brahmarandra.

La Grazia entra nel corpo attraverso questo orifizio e attiva i sei chakra da ājñā cakra a mūlādhāra.

Essa esiste già nella forma di śaktikuṇḍalinī nel perineo, ma in uno stato dormiente.

Quando scende la Grazia Divina, śaktikuṇḍalinī si trasforma in parākuṇḍalinī.

Sutra 10

ज्ञानमर्घ्यं ज्ञेयं हविः ज्ञाता होता | ज्ञातृ ज्ञान ज्ञेयानां अभेदभावनं श्रीचक्रपूजनम् ।

jñānamarghyaṁ jñeyaṁ haviḥ jñātā hotā | jñātṛ jñāna jñeyānāṁ abhedabhāvanaṁ śrīcakrapūjanam |

La conoscenza è l’offerta, il conosciuto è l’oblazione, il conoscitore è il sacrificatore. La meditazione sul Conoscente-Conoscenza-Conosciuto e sulla loro non-differenza è il culto offerto allo Shri Chakra.

Questo è uno dei versi importanti della Bhāvanopaniṣad.

La conoscenza è arghya.

Ciò che è oggetto di conoscenza è l’oblazione.

Colui che cerca la conoscenza è l’esecutore di homa (oblazioni nel fuoco).

Capire che non c’è differenza tra il conoscitore, il conosciuto e il processo di conoscenza è la vera adorazione di Sri Cakra.

Ci sono tre aspetti in un rituale del fuoco.

Uno è l’esecutore, un altro è oblazione e la recitazione dei mantra, il terzo è Colei (Lalitāmbikā) che riceve queste oblazioni.

Ci sono tre parole nella seconda parte di questo verso – jñātṛ, jñāna e jñeya.

Jñātṛ è il conoscitore, jñāna è la conoscenza, jñeya è l’oggetto della conoscenza.

Quando questi tre diventano uno, si Realizza.

Considerazioni

Finora il testo della Bhavanopanishad si è occupato del culto esterno (bahir-yaga).

Nella prossima parte si parlerà più in particolare dei circuiti dello Shri Chakra.

Una sezione successiva affronterà il culto interno (Antar-yaga).

Fonti