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Tripura Rahasya (Jnanakanda) – Terza lettura: la compagnia dei virtuosi

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tripura sundari
1 – Dopo aver ascoltato con estremo interesse il discorso di Dattatreya, di nuovo il Jamadagnya prese a rivolgergli un quesito con somma umiltà:
2 – “O Signore! Ecco, è proprio come ha testé enunciato il mio riverito maestro: per mancanza di riflessione le genti vanno inevitabilmente incontro alla suprema rovina.
3 – Grazie alla riflessione si manifesta il supremo bene; e sua causa prima è l’ascolto della glorificazione della Dea, secondo quanto ho udito. Ma un grande dubbio mi tormenta a questo riguardo.
4 – Come si può attingere codesto ascolto, qual è il mezzo per accedervi? E, se si tratta di un che di connaturato, com’è che non tutti ne fruiscono?
5 – Com’è che io sino a oggi non ho provato desiderio di prestare orecchio a questo ascolto? Vi sono poi molti che si trovano in condizioni assai più disagevoli della mia e a ogni passo si scoprono impediti.
6 – Perché costoro non hanno avuto modo di accedervi? Spiegamene il motivo, per pietà!”
Così interrogato Dattatreya, quell’oceano di compassione, assai compiaciuto rispose:
7 – “Ascolta, o Rama, io ti esporrò la causa prima del supremo bene. La compagnia dei virtuosi è la causa prima della distruzione d’ogni disagio.
8 – Si dice che la compagnia dei buoni sia il seme che consente di attingere quel frutto che costituisce il fine supremo, Tu stesso, da che sei entrato in contatto con un virtuoso, il magnanimo Samvarta,
9 – ti sei trovato in una condizione favorevole che rappresenta l’albeggiare del frutto supremo. I buoni soltanto infatti ci mostrano la somma felicità, se riusciamo a entrare in contatto con loro.
10 – Chi mai, senza questo contatto, ha potuto attingere il bene supremo? In questo mondo, a seconda del contatto che un uomo è in grado di ottenere,
11 – questo o quel frutto riesce comunque ad attingere, e non c’è dubbio al riguardo. Ma ascolta, o Rama, il racconto che mi accingo a narrarti a tale proposito:
12 – C’era una volta un re dei Dasharna chiamato Muktachuda. Questi aveva due figli, Hemachuda e Manichuda.
13 – Entrambi belli tanto d’animo quanto d’aspetto, erano versati in ogni sorta di conoscenza. Un bel giorno, spinti dalla passione per la caccia, accompagnati dalla loro scorta,
14 – i due campioni armati d’arco e frecce penetrarono nella terribile foresta che ricopre i monti Sahya, infestata da leoni, tigri e altre fiere.
15 – Ivi uccisero copia di cervi, leoni, cinghiali, bufali, lupi e via dicendo, scoccando con destrezza dall’arco i dardi acuminati.
16 – Mentre i due principi si accanivano a sterminare la selvaggina di quella selva, si levò un impetuoso turbine di vento, che faceva piovere pietre e ciottoli.
17 – Il cielo fu velato da una nube di polvere, e divenne simile a quello di una notte di novilunio, sì che non si poteva più scorgere roccia, albero o uomo.
18 – La montagna era così avviluppata dalle tenebre che non si poteva più distinguere l’alto dal basso, e la scorta bersagliata dalla pioggia di pietre cercò scampo nella fuga.
19 – Chi si rifugiava sotto un albero, chi sotto una roccia, chi entro una grotta. I due principi, montati a cavallo, fuggirono lontano.
20 – Hemachuda finì col raggiungere un eremo di asceti, meraviglioso sito circondato da boschetti di banani e palme da dattero.
21 – Colà scorse una fanciulla dai tratti leggiadri, il cui corpo risplendeva come una lingua di fuoco e brillava come oro fuso.
22 – Il principe, veduta quella fanciulla che aveva l’aspetto fascinoso di un fiore di loto, le chiese con un sorriso: “Chi sei tu, soave viso di loto,
23 – che dimori senza timore in questa selva desolata e terribile, a chi appartieni? Perché vivi qui? Sei forse sola?”
24 – L’irreprensibile giovinetta così replicò alla domanda del principe: “Benvenuto, figlio di re: accetta questo seggio.
25 – È norma sempiterna degli asceti accogliere l’ospite. Vedo che l’uragano ti ha stremato e spossato di forze.
26 – Lega il cavallo a questa palma da datteri, siediti qui e riposati. Potrai così ascoltare la mia storia.” Il principe fece quanto gli era stato detto.
27 – Mangiò alcuni frutti e si dissetò con una bevanda dal piacevole sapore.. Dopo averlo così rifocillato, l’irreprensibile fanciulla si rivolse al principe
28 – con parole dolci come una colata di miele: “Figlio di re, vi è un asceta penitente, devoto di Shiva, di nome Vyaghrapada.
29 – Col vigore della sua ascesi ha superato uomini di specchiata virtù, e riceve ognora omaggio dai principi asceti, giacché conosce l’Assoluto.
30 – Io sono sua figlia adottiva, e mi chiamano Hemalekha. V’era una ninfa celeste, di nome Vidyutprabha, dalle leggiadre fattezze.
31 – Si accostò un giorno costei alle rive della Vena per compiervi le proprie abluzioni, quand’ecco sopraggiunse il re del Vanga Sushena.
32 – Questi vide quella beltà da tutti ammirata che si immergeva nelle acque del fiume, mentre le vesti bagnate ponevano in risalto la bellezza del seno fiorente.
33 – Colpito dal dardo del dio dell’amore, il re le chiese di concedergli i suoi favori ed ella, illusa dalla bellezza di lui, diede il proprio consenso.
34 – Congiuntosi con lei, il re fece quindi ritorno alla sua città, e la ninfa concepì una figlia da lui.
35 – Timorosa del marito per il misfatto compiuto, si recò qui per abbandonarvi il feto. Sono io la fanciulla nata dal fecondo seme di quel veggente di stirpe regale.
36 – Qui mi vide Vyaghrapada quando si recò al fiume per compiervi le devozioni della sera, e mi raccolse mosso da compassione, per allevarmi e proteggermi con amore materno.
37 – Chi esercita la protezione secondo gli insegnamenti della norma sempiterna a buon diritto è detto essere padre, e dunque io sono sua figlia adottiva, dedita al servizio esclusivo a lui.
38 – A cagione della sua magnanimità io non posso avere timore di alcunché. Nè dèi nè antidèi possono penetrare animati da cattive intenzioni
39 – in quest’eremo. Chiunque si azzardasse a farlo andrebbe incontro alla rovina. Ecco che ti ho narrato la mia storia. Ma aspetta ancora un poco, figlio di re.
40 – Il mio riverito genitore sta per tornare e potrai vederlo. Prostrati al suo cospetto: otterrai ciò che desideri e potrai ripartire l’indomani.”
41 – Pur avendo udito perfettamente il discorso di Hemalekha, obnubilato dalla bellezza di lei, come timoroso di dire alcunché, il principe ristava, quasi fuori di senno.
42 – Vistolo caduto preda del dio dell’amore, la saggia fanciulla gli disse: “Sii saldo, principe, resisti!
43 – Mio padre sta per tornare: esaudirà lui ogni tuo desiderio.” Mentre così parlava, il grande asceta Vyaghrapada
44 – entrò, recando con sé una bracciata di fiori raccolti nella foresta. Il principe, visto arrivare l’asceta, si levò in piedi,
45 – gli rese omaggio, dichiarò il proprio nome e ricevutone facoltà si sedette. Il saggio si accorse che la passione aveva sconvolto il principe.
46 – La sua visione ascetica gli aveva consentito di conoscere ogni cosa, e dopo aver ponderato cosa fosse meglio per lui, si risolse a concedergli in sposa Hemalekha.
47 – Il principe soddisfatto la portò a palazzo, e il re Muktachuda, al sommo della gioia,
48 – fece celebrare le nozze con ceerimonie solenni come d’uso. Ed ecco il principe prese a sollazzarsi di continuo con lei
49 – in palazzi e rifugi silvestri, sulle rive dei fiumi e via dicendo. Ma si accorse che Hemalekha non era bramosa di piaceri,
50 – ma al contrario pareva sempre indifferente. Presala da parte le chiese dunque: “O diletta, perché mai non ti dedichi a me con la stessa passione che io consacro a te?
51 – Perché mai, radioso sorriso, non sei incline ai piaceri d’amore? Forse essi non paiono consoni al tuo spirito? E come potrebbe essere così?
52 – Mi sembra che tu non provi attaccamento neppure per i più raffinati godimenti. Come potrebbe la passione darmi piacere, se tu sei immune dal desiderio?
53 – Mentre io sono tutto preso di te, mi sembra che il tuo spirito sia altrove: spesso quando ti parlo non mi ascolti neppure.
54 – Il nostro ultimo amplesso ha avuto luogo molto tempo fa, eppure mi domandi: “Quand’è stato, o mio signore?”, come se non lo sapessi.
55 – Il tuo spirito non prova attaccamento per nessuno dei soavi piaceri difficili da ottenersi. Perché mai nulla suscita il tuo rallegramento?
56 – Ogni volta che io non ci sono te ne stai con gli occhi chiusi: è così che ti vedo quando mi accosto a te.
57 – Finché continuerai a mostrare indifferenza per i godimenti concreti in questo modo, dimmi come potrei provare piacere io nell’unirmi a una bambola di legno come te.
58 – Eppure niente suscita il mio desiderio all’infuori di quanto tu stessa brami! Sono sempre sulle tue orme, come il fiore di kumuda segue il chiaro di luna.
59 – Ti scongiuro, svelami il tuo intendimento, tu che mi sei più cara della vita stessa, sì che il mio animo possa placarsi!”

Termina qui la terza lettura della sezione della gnosi del Segreto della Dea Tripura, che s’intitola “gloria della compagnia dei virtuosi”.
Fonti

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