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Alla ricerca della longevità: Dirghanjivitiya Adhyaya (Prima parte)

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Ayurveda - Alla ricerca della longevità

Ayurveda e longevità

L’Ayurveda, la scienza della vita, fa risalire le sue origini alle epoche vediche in India.

Considerato un supplemento ai Veda, l’Ayurveda è un sistema completo e coerente che mira all’ottenimento della salute e della longevità per mezzo di una sana condotta di vita, condizione che permette di compiere i giusti doveri (Dharma) all’interno di una collettività di individui, acquisire prosperità (Artha), gratificazione dei desideri (Kama) e, infine, il raggiungimento dell’emancipazione (Moksha) dal mondo fenomenico.

Per migliaia di anni, l’Ayurveda si è evoluta attraverso un processo di indagine scientifica che ha coinvolto la comunità.

All’interno delle comunità c’è stato un continuo scambio di informazioni tra pazienti, medici e ricercatori.

Gli insegnanti hanno trasmesso le loro conoscenze – aggiornate con indagine scientifica e applicazione dei propri insegnamenti – ai loro studenti in modo interattivo, attraverso la tradizione Guru-Shishya (Maestro-Allievo).

Questa conoscenza è stata documentata nel Brihatrayi (La Grande Triade), cioé i tre testi classici di riferimento, di cui il Charaka Samhita è considerato il più importante.

La longevità nel Charaka Samhita

Sin dai primi versi il testo mette in risalto l’importanza della longevità come lunga vita in buona salute.

Il Charaka Samhita è il trattato definitivo di Ayurveda e il testo più referenziato da studenti, insegnanti, medici e ricercatori.

Anche se letteralmente significa “Compendio di Charaka”, in realtà non è stato scritto da Charaka, uno studioso vissuto nell’VIII secolo AC:

piuttosto, Charaka ha redatto un precedente testo chiamato Agnivesha Tantra, che si ritiene sia stato scritto verso il 1000 AC da Agnivesha, un discepolo del leggendario saggio Vedico Punarvasu Atreya.

In termini di struttura, il Charaka Samhita consiste di 120 capitoli suddivisi in otto sezioni o Sthana.

Il testo è scritto in parte in forma di versi o shloka, e in parte in prosa.

L’ultimo capitolo dell’ultima sezione (Siddhi Sthana, 12/52), dichiara che ci sono 12000 versi nel testo, tuttavia le versioni esistenti del trattato sembrano avere 8419 versi e 1111 paragrafi in prosa.

Introduzione al Capitolo sulla Longevità

Il primo capitolo della Charaka Samhita ha per titolo Dirghanjivitiya Adhyaya, che significa letteralmente Capitolo sulla Longevità.

Ciò implica che l’Ayurveda è la scienza della vita intesa anche come longevità.

Questo capitolo considera la longevità, definita come lunga permanenza in buone condizioni di salute, come mezzo per raggiungere Purushartha Chatustaya, il Quadruplice Obbiettivo dell’esistenza umana (Virtù, Ricchezza, Gratificazione ed Emancipazione).

La ricerca della longevità è lo scopo fondamentale di ogni scienza medica e il desiderio di vivere a lungo è il desiderio fondante di ogni umano.

Il capitolo introduce i principi fondamentali dell’Ayurveda, compresa la sua definizione e il suo obiettivo, il concetto dei tre Dosha corporei, le loro qualità, il concetto dei dosha mentali e il loro trattamento, la teoria Samanya (somiglianza) e Vishesha (dissimilarità), aspetti farmaco-terapeutici, classificazione dei farmaci, elenco di erbe e altri prodotti animali utili nelle terapie di purificazione e pacificazione.

In questo capitolo si gettano le fondamenta per la costruzione di un corpus di conoscenze sulla vita e l’assistenza sanitaria.

Medicina come processo condiviso socialmente

Nell’Ayurveda, il processo di indagine scientifica e creazione di conoscenza coinvolge la comunità di persone in generale.

All’interno della comunità, si ritiene che la conoscenza scientifica sia creata dallo scambio di informazioni tra pazienti, professionisti e ricercatori attraverso varie modalità di interazione.

La conoscenza creata in questo processo è teorizzata, supportata da prove e logiche applicabili, e quindi documentata sistematicamente nello Shastra o Scrittura.

Questo spiega la modalità della creazione della conoscenza ayurvedica.

Una volta documentati, i “livelli superiori” delle conoscenze scientifiche – o inferenze – degli Shastra vengono consegnati di nuovo alla loka (comunità) per uso pubblico.

Quindi, la creazione di conoscenza è un processo dinamico e iterativo che coinvolge le scritture, la comunità, i professionisti e i ricercatori.

Quando questa interazione dinamica si interrompe, la conoscenza diventa statica e rimane indietro nella storia, mentre la ricerca di nuove conoscenze alternative continua.

Il processo di ayurvedavatarana (origine/emergenza dell’Ayurveda) dovrebbe essere visto in questa prospettiva, come simbolo di un processo interattivo di creazione della conoscenza.

Il concetto di vita (ayu)

Un principio fondamentale dell’Ayurveda è il concetto di ayu o vita, che ha una valenza quadruplice e si categorizza qualitativamente in sukhayu (vita felice), duhkhayu (vita infelice), hitayu (vita positiva in armonia con sé e l’ambiente circostante), e ahitayu (vita negativa, con stato mentale negativo e disarmonia con l’ambiente circostante).

Non è impossibile vedere questa categorizzazione come il risultato di riflessioni sull’individuo e sugli aspetti sociali della propria esistenza.

Il primo capitolo come mappa concettuale

Il capitolo tratta anche della dravya samgraha (conoscenza della materia fisica), le cause basilari della cattiva salute, l’origine del rasa (gusto) e il suo significato, gli attributi di sei gusti, la natura del mondo materiale e l’intera gamma della materia medica ayurvedica.

Nel complesso, come ci si può aspettare da ogni trattato, questo capitolo fornisce linee guida su importanti concetti fondamentali dell’Ayurveda che sono necessari per comprendere l’intero testo.

Classificazione dei farmaci

È molto importante per un medico avere la piena conoscenza dei materiali utilizzati nella formulazione dei farmaci ayurvedici.

A tale scopo, il capitolo fornisce una tassonomia dettagliata di gruppi di farmaci (o ricette), incluse le proprietà e le azioni di ciascun ingrediente all’interno di un gruppo.

Per passare dal generico allo specifico, l’intero “universo” degli ingredienti è classificato in tre gruppi: quelli che sono utili per mantenere una buona salute, quelli che sono utili per curare i disturbi e, infine, quelli che sono dannosi per la salute.

Coloro che aspirano a diventare praticanti della medicina ayurvedica possono seguire i suggerimenti di persone o comunità locali che vivono in o intorno a foreste e pascoli per identificare le erbe.

Qualità del medico

Charaka denuncia la ciarlataneria o praticanti ayurvedici con scarsa o limitata conoscenza delle piante e ritiene che il miglior medico sia colui che ha piena conoscenza dei farmaci ayurvedici, della loro farmacologia, delle modalità di somministrazione e del loro uso in base alle condizioni del paziente.

Lo sfruttamento di un paziente indifeso da parte di un medico è considerato un peccato in Ayurveda.

Questo primo capitolo dell’Ayurveda è, per chi aspira a diventare un praticante, un corso fondamentale che insegna i principi fondamentali dell’Ayurveda e i principi e le pratiche fondamentali per condurre una vita lunga e sana.

Sutra Sthana – Capitolo sulla longevità

Ora esporrò il capitolo sulla longevità. [1]

Così disse il Signore Atreya. [2]

Gerarchia della trasformazione della conoscenza in Ayurveda

Bharadwaja, grande asceta, si recò da Indra, Re e salvatore degli Dei, in cerca della longevità. [3]

All’inizio, Prajapati ricevette l’Ayurveda nella sua interezza come recitato da Brahma, da Lui gli Ashwin, e dagli Ashwin il Signore Indra.

Ecco perché Bharadwaja, come supplicato dai saggi, si recò da Indra. [4-5]

Conferenza sulla ricerca della longevità

Quando le malattie iniziarono a rovinare la vita, creando ostacoli a penitenza, astinenza, studio, celibato, osservanza religiosa e durata della vita, i saggi, per compassione per le creature, si radunarono in un luogo di buon auspicio vicino all’Himalaya. [6-7]

Elenco degli studiosi partecipanti alla conferenza

Tra loro c’erano Angira, Jamadagni, Vashishtha, Kashyapa, Bhrigu, Atreya, Gautama, Samkhya, Pulastya, Narada, Asita, Agastya, Vamadeva, Markandeya,

Ashvalayana, Parikshi, Bhikshu Atreya, Bharadwaja, Kapinjala, Vishwamitra, Ashmarathya, Bhargava, Chyavana, Abhijit Gargya, Shandilya,

Kaundinya, Varkshi, Devala, Galava, Sankrutya, Baijavapi, Kushika, Badarayana, Badisha, Sharaloma, Kapya, Katyayana, Kankayana, Kaikasheya, Dhaumya, Maricha, Kashyapa,

Sharkaraksha, Hiranyaksha, Lokaksha, Paingi, Shaunaka, Shakunteya, Maitreya e Maimatayani, insieme ai saggi degli ordini Vaikhanasa e Valakhilya e altri grandi saggi.

Tutti, fonti di conoscenza spirituale, autocontrollo e moderazione, illuminati da uno splendore di ascesi come il fuoco, con oblazioni presero il loro posto comodamente e tennero deliberazioni di buon auspicio. [8-15]

Quattro obiettivi della vita

La salute è la migliore fonte di virtù, ricchezza, gratificazione ed emancipazione mentre le malattie sono distruttori di questa fonte.

Ora di questa malattia, apparsa come un grande ostacolo per gli esseri umani, ci si chiede quali potrebbero essere i mezzi per il suo miglioramento.

Dicendo questo i saggi si concentrarono su come trovare la soluzione.

Quindi, in quello stato di meditazione, realizzarono Indra come un salvatore, e si augurarono che il Re degli Dei fosse in grado di indicare quei giusti mezzi. [15-17]

Bharadwaja alla ricerca della longevità

Chi dovrebbe andare nella dimora di Indra per informarsi sui mezzi corretti di miglioramento della malattia?

Il volenteroso Bharadwaja disse “Potrei essere io”, e così fu deputato dai saggi.

Essendo andato nella dimora di Indra, vide Indra, l’uccisore di Bala (un demone), seduto in mezzo a gruppi di santi devoti e scintillanti come il fuoco.

Si avvicinò a lui con parole di lode e benedizioni felicitanti e l’intelligente gli presentò il messaggio dei saggi umilmente e nel miglior modo possibile:

Al cospetto di Indra

“Malattie che causano paura in tutti gli esseri viventi sono apparse, O Signore degli Dei! Dimmi la misura giusta per il loro miglioramento! “.

Allora il Signore Indra, avendo percepito l’ampia intelligenza del grande saggio, gli consegnò l’Ayurveda in poche parole. [18-23]

Tre principi per la conoscenza della salute e della malattia

L’ayurveda fornisce la conoscenza dell’eziologia (Hetu), della sintomatologia (Linga) e della terapia Aushada), i modi migliori sia per i sani che per gli ammalati, e questo tri-aforisma rispecchia da tempo immemorabile la conoscenza virtuosa che prima era nota a Brahma. [24]

Bharadwaja, uomo intelligente e focalizzato, acquisì l’ayurveda infinita e tripartita in modo appropriato e completo in breve tempo.

Con ciò, Bharadwaja raggiunse una lunga vita incommensurabilmente beata.
Da allora in poi, trasmise quella conoscenza così com’è ai saggi. [25-26]

Sei principi di base della conoscenza

I saggi, desiderosi di lunga vita, ricevettero la benevola vista del compendio della conoscenza sulla vita di Bharadwaja.

I grandi saggi ottennero in modo appropriato la conoscenza di Samanya (somiglianza), Vishesha (dissimilarità), Guna (proprietà), Dravya (sostanza), Karma (azione) e Samvaya (inerenza) con cui seguirono i principi del compendio e raggiunsero il più alto benessere e longevità. [27-29]

Sei discepoli di Punarvasu Atreya

Ora, Punarvasu (il Signore Atreya), l’amico dell’umanità, per la sua benevolenza, ha donato il virtuoso Ayurveda ai suoi sei discepoli.

Agnivesha, Bhela, Jatukarna, Parashara, Harita e Ksharapani ricevettero la parola dal saggio (Punarvasu). [30-31]

Incipit di Agnivesha Tantra

Solo il merito straordinario e non le istruzioni del saggio hanno fatto di Agnivesha l’autore del primo compendio.

Successivamente, Bhela e gli altri scrissero anche i propri compendi e tutti loro, quegli intelligenti, presentarono il loro lavoro ad Atreya.

Approvazione e promulgazione

I saggi, ascoltando la composizione dei vari rami dell’Ayurveda, furono estremamente compiaciuti e lo approvarono all’unanimità come un corpus ben composto.

Tutti hanno elogiato i saggi, i benefattori di tutte le creature, per la loro compassione verso i compagni.

Queste parole enfatiche dei saggi furono ascoltate dalle divinità e dagli dei in cielo, che ne furono estremamente compiaciuti.

Il loro apprezzamento collettivo, sotto forma di un “ben fatto!” Unanime, risuonava in tutti e tre i mondi.

Una pioggia di virtù

Piacevoli venti cominciarono a soffiare, c’era lucentezza tutt’intorno, e c’era una divina pioggia di buddhi (Intelletto), siddhi (successo), smriti (memoria), medha (capacità di afferrare l’intelletto per apprendere le scienze), dhriti (moderazione), kirti (fama), kshama (tolleranza) e daya (gentilezza) su quei saggi (Agnivesha, ecc.).

Così, i compendi approvati dai grandi saggi furono stabiliti su basi solide per il benessere dei vivi. [32-40]

Definizione di Ayurveda

L’Ayurveda è ciò che riguarda la vita buona, la vita cattiva, la vita beata e la vita dolorosa, e ciò che è salutare e non salutare per essa, la longevità e ciò che Ayu (la vita) è in sé. [41]

Definizione di Ayu (vita) e dei suoi sinonimi

Ayu (vita) implica la congiunzione tra corpo fisico, sensi, mente e anima, ed è conosciuta con i sinonimi dhari (ciò che sostiene o ciò che impedisce al corpo di decadere), jivita (che tiene in vita), nityaga (ciò che mantiene l’anima costantemente in contatto con la mente, i sensi e il corpo, senza interruzione) e anubandha (che trasmigra da un corpo all’altro dopo la morte). [42]

Superiorità dell’Ayurveda (rispetto agli altri Veda)

Gli studiosi vedici considerano l’Ayurveda il migliore dei Veda e ciò è benefico per l’umanità in entrambi i mondi, cioè questa vita e la vita al di là. [43]

Principio di Samanya (somiglianza) e Vishesha (differenza)

Il principio samanya causa un aumento e il principio vishesha causa una diminuzione di tutti gli elementi esistenti in ogni momento, entrambi questi effetti sono prodotti dalla loro applicazione nel corpo. [44]

Samanya è il principio che consente di comprendere la somiglianza tra gli oggetti, mentre vishesha è il principio che consente di comprendere la distinzione tra gli oggetti.

Samanya agisce sui simili, Vishesha agisce sugli opposti. [45]

Esempi di Samanya e Vishesha

Caratteristiche comuni portano alla crescita.

Ad esempio, il dosha Kapha ha la proprietà dell’untuosità, e se assumiamo cibo oleoso, il Kapha dosha nel corpo aumenta.

Differenza nelle caratteristiche portano a divisione e degenerazione o esaurimento.

Ad esempio, la secchezza è l’opposto di Kapha Dosha.

Se assumiamo cibi che hanno secchezza, diminuisce il Kapha Dosha.

Visione filosofica

Il principio di Samanya e Vishesha trae origine dalla scuola di pensiero Vaisheshika.

Esso è tradotto in vari testi come principio di generalità e specificità, identità e antagonismo, omologia ed eterologia, dei simili o dissimili.

La generalità (omologia, somiglianza) unifica sostanze simili aventi proprietà e azioni simili, mentre la specificità (eterologia, dissomiglianza) denota la dissomiglianza delle sostanze.

Il principio è applicabile in ogni aspetto della vita, inclusa la biologia umana e la natura.

È anche importante per la conservazione della salute e il trattamento delle malattie.

I principi di Samanya e Vishesha hanno valenza universale anche al di fuori dell’Ayurveda.

Il “treppiede” della vita

Sattva (mente), Atma (anima) e Sharira (corpo): questi tre sono come un treppiede.

Con la loro congiunzione, l’esistenza del mondo vivente è sostenuta.

È il substrato di tutto ciò che attualmente esiste.

Questa congiunzione è definita come Purusha (essere vivente) e Chetana (essere senziente). [46-47]

Dravya – sostanza di base

Panchamahabhuta (i cinque elementi fondamentali, akasha, vayu, tejas, ap e prithvi , o etere, aria, fuoco, acqua e terra rispettivamente), Anima, Mente, Tempo e Spazio sono collettivamente chiamati Dravya.

Quando è fornito di organi di senso, Dravya forma l’essere senziente. [48]

Aspetti filosofici sulla natura degli organi di senso

Tutti gli oggetti possono essere classificati come animati e inanimati.

La base per questa classificazione non è la presenza o l’assenza di Atma (anima) in oggetti specifici, dato che Atma è Vibhu (onnipresente).

È la presenza di organi di senso che rende possibile il manifestarsi di Atma.

Pertanto, la presenza o l’assenza di Indriya (organi di senso) è considerata la base per classificare gli oggetti in animati e inanimati.

Gli organi di senso qui non si riferiscono solo agli organi esternamente conosciuti come gli occhi, le orecchie, ecc.

Gli Indriya sono entità sottili, di cui gli occhi, le orecchie, ecc. sono solo gli strumenti.

Ad esempio, le piante non mostrano organi sensoriali esterni come gli occhi, ecc., ma hanno tutte le sensazioni che sono realizzate dal sottile indriya presente internamente.

È significativo notare che era noto agli antichi indiani, e specialmente ai medici ayurvedici, che le piante posseggono sensazioni come la fotosensibilità, l’udito, il gusto, la sensazione olfattiva e tattile, cioè tutte e cinque le sensazioni.

Cari lettori, questa è la prima parte della serie dedicata al Dirghanjivitiya Adhyaya, il Capitolo sulla Longevità che apre la prima Sezione di quell’oceano di saggezza che è l’Agnivesha Tantra redatto da Charaka.

Un caro saluto a tutti voi dall’umile Papamystic di Suryanamaskara.

Fonti