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I dosha e le costituzioni (prakriti)

suryanamaskara 0

pranava

Quando un individuo viene concepito, i dosha possono trovarsi in condizioni di equilibrio, e allora il nascituro avrà una costituzione equilibrata; se invece in quel momento predomina il vento, la bile o il flemma, si avrà una costituzione ventosa (vatala- o vataprakriti), biliosa (pittala- o pittaprakriti) o flemmatica (sleshmala- o kaphaprakriti).

I disturbi provocati dalla propria costituzione sono ineliminabili: se per esempio una persona “ventosa” ha le articolazioni che scricchiolano, non c’è farmaco che possa eliminare questo disturbo.
Vi sono anche delle costituzioni caratterizzate dal predominio di una coppia di dosha (samsrishta): in tal caso si avranno i sintomi di entrambi i dosha dominanti.
Se tutti e tre i dosha sono in eccesso, il concepimento non avviene, perché non c’è una costituzione corrispondente; vi sono però delle malattie provocate da una sovrabbondanza contemporanea dei tre dosha.
La distinzione fra le costituzioni viene particolarmente sottolineata da Charaka, perché su di essa si fonda la stessa definizione di “salute”.
Innanzitutto si possono chiamare “sani” in senso proprio solo coloro che hanno i dosha in equilibrio al momento del concepimento; gli altri possono sembrare in buona salute, ma in realtà sono perennemente infermi: o hanno delle malattie congenite, oppure sono più facilmente predisposti alle malattie provocate dal dosha corrispondente alla loro costituzione.
In secondo luogo, la costituzione si mantiene immutata per tutta la vita dell’individuo: un bilioso non può diventare ventoso, e viceversa.
Sushruta però sostiene che la costituzione può cambiare, anche se questo cambiamento preannuncia una morte sicura, perché normalmente queste variazioni non avvengono.
Chakrapani cita un’opinione secondo la quale i dosha che provocano la malattia sarebbero proprio quelli costituzionali, perché lo stesso Charaka dice che il sintomo della diminuzione di ciascun dosha è il calo della su azione rispetto a quella normale (prakrita), oppure l’aumento dei dosha contrari.
In realtà i dosha costituzionali non possono né aumentare né diminuire: essi rimangono per tutta la vita nello stato in cui erano al momento del concepimento, e fanno da sfondo, da “testimoni” (upadarshaka) agli altri dosha, quelli che generano di volta in volta le malattie e sono aggravati da fattori esterni.
Prova ne sia che quando uno è affetto da malattie congenite, queste permangono anche in presenza o in assenza di altri morbi accidentali.
Chakrapani osserva inoltre che lo squilibrio congenito dei dosha, di per sé, non può distruggere il corpo senza l’intervento di altri fattori patologici: come un insetto che nasce nel veleno non può essere ucciso da questo, così un uomo che viene alla luce con una certa costituzione non perirà a causa dei dosha congeniti, perché altrimenti non sarebbe neppure nato.
Vi è anche chi sostiene che la salute è un’utopia irrealizzabile, se la si concepisce come un equilibrio perfetto fra i dosha: dal momento che nessun uomo presta tanta attenzione, poniamo, alla sua alimentazione da pesare col bilancino tutti i cibi di cui si nutre, non esisterà una costituzione equilibrata e quindi non avrà neppure senso parlare delle tre costituzioni ventosa, biliosa e flemmatica.
A questa obiezione Charaka risponde affermando che esiste realmente uno stato di equilibrio fra i dosha, che è l’obbiettivo della medicina: anzi, si può parlare in senso proprio di salute, cioè di prakriti come stato di equilibrio, solo in riferimento a chi nasce senza squilibri di dosha.
Secondo Chakrapani, invece, l’equilibrio dei dosha si stabilisce dopo che è stata eliminata una malattia e non si manifesta più alcun disturbo; lo stesso equilibrio esiste anche nella costituzione individuale.
Si tratta di conciliare una nozione più relativa, che conduce il medico ad adoperarsi per eliminare i disturbi non congeniti.

Da “La medicina indiana (Ayurveda)” Antonella Comba – Promolibri