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Introduzione alla dottrina del Karma (Karma-vāda)

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Karma

Karma : origini della dottrina

Il termine karma appare significativamente nei Veda e nei Brahmana, così come nelle Upanishad, in particolare nella Brhadaranyaka Upanishad.

La dottrina del Karma o “Karma-vāda” o “Teoria della catena universale del karma” è uno degli elementi costitutivi fondamentali di tutte le religioni e i sistemi filosofici sorti in India.

Sia che consideriamo il buddhismo o il jainismo, l’induismo puranico post-buddhista o il sikhismo, o le filosofie ortodosse come Vedanta, Mimansa, Patanjali, ecc., troveremo il Karmavada occupare ovunque una posizione centrale in queste dottrine e punti di vista.

La legge del Karma

La parola karma significa azione. A volte la parola viene anche usata per indicare l’effetto dell’azione.

Secondo questa dottrina, tutte le buone azioni producono buoni effetti e cattive azioni cattive.

Gli effetti o i frutti dell’azione sono generalmente chiamati karmaphala in sanskrito.

I frutti delle buone azioni portano conseguenze che possono apparire piacevoli, mentre i frutti delle cattive azioni possono essere vissuti come sofferenza e dolore.

Come agisce il Karma

La fisica ci parla della teoria della conservazione dell’energia. Secondo questa teoria, l’energia non viene mai distrutta; piuttosto, un tipo di energia si trasforma in un altro tipo di energia.

Usando questa idea come un’analogia, si può dire che l’energia spesa attraverso ogni azione del soggetto cambia solo la sua forma e diventa forza karmica o samskara o karmaphala.

Questa forza, come un boomerang, inevitabilmente ritorna all’agente prima o poi.

Ritornando all’agente, la forza karmica inizia ad agire sulla sua mente e sul suo corpo causando piacere o dolore.

Nessun agente può sfuggire a questa forza karmica. Dopo aver avuto effetto sulla mente e sul corpo dell’agente, la forza karmica lascia l’agente e diventa una parte del vasto magazzino di energia cosmica.

Responsabilità dell’essere umano

Secondo questa dottrina, Dio non è responsabile per il piacere o il dolore delle sue creature. Sono le creature che sono responsabili del proprio godimento o della propria sofferenza, e soffrono o godono a causa delle conseguenze delle loro azioni cattive o buone. Secondo l’induismo, Dio è karmaphaladata, il donatore dei frutti dell’azione, ovvero è quel principio ultimo dispensatore di giustizia, che si assicura che tutti abbiano il proprio karmaphala.

Durante una vita si compiono atti innumerevoli, i cui effetti sono ugualmente innumerevoli. Gli effetti delle azioni vengono esperiti immediatamente o in modo differito: se si pianta un alberello di mele, ci vorranno anni prima che si possano ottenere dei frutti, ma se si mette la mano nel fuoco l’effetto sarà immediato e la mano si ustionerà.

Karma e leggi naturali

La legge del Karma è un processo universale, per cui delle cause portano a degli effetti. Tutti noi abbiamo già familiarità con questo concetto, indipendentemente dal fatto che usiamo la parola Karma per descriverla.

La terza legge del moto di Newton, secondo cui ogni azione conduce a una reazione, è un’applicazione della legge del Karma.

Sia che si parli di fisica o di vita quotidiana nel mondo, è estremamente utile comprendere la legge e il processo del Karma in modo che possiamo regolarne o dirigerne gli effetti allo scopo di progredire spiritualmente.

Possiamo attenuare l’impatto del giogo dei nostri Karma passati e possiamo scegliere il nostro futuro Karma se siamo disposti a impegnarci per imparare come farlo.

I postulati fondamentali del Karma-vāda

  • Il mondo è un oceano di attività

    Il mondo è il campo di azione di una grande Shakti che è una e indivisibile.

    Questa Shakti o Potere universale ha molte diverse linee di attività.

    Ogni singola energia in azione ha il suo frutto o la sua conseguenza: ora, ogni azione e la sua rispettiva conseguenza portano alla germinazione di una azione successiva che produce una successiva conseguenza o risultato e questo a sua volta produrrà un nuovo karma o azione e nel suo seguito un nuovo risultato, in una serie ininterrotta che non ha né inizio né fine.

  • Necessità dell’azione

    L’altro principio del Karmavada è che in questo mondo ogni individuo è sempre in azione, essendo spinto dalla sua natura e dai suoi desideri.

    Ogni azione avrà un risultato che andrà a influenzare nel tempo la persona che compie l’azione.

    Quelle azioni che non germogliano immediatamente o non hanno alcun effetto in questa vita rimarranno immagazzinate nel “serbatoio” del Sanchita Karma dell’individuo e, al verificarsi di condizioni opportune, produrranno effetti in questa vita o nella prossima.

Chi coltiva un pensiero raccoglie un’azione, chi coltiva un’azione raccoglie un’abitudine, chi coltiva un’abitudine raccoglie un carattere, chi coltiva un carattere raccoglie un destino.

Karma e fatalismo

È importante notare come la la dottrina del karma sia in antitesi con la concezione fatalistica della vita, in quanto quest’ultima può causare inerzia ed apatia impedendo la crescita e l’evoluzione dell’individuo, mentre la dottrina karmica incentiva l’azione per migliorare la propria condizione.

La teoria del karma è forse l’unica spiegazione razionale e scientifica di quello che viene definito “fato”: sebbene la condizione presente sia inalterabile, ognuno può creare il proprio futuro modificando i propri pensieri, abitudini ed azioni.

Il destino è una libera scelta

Il nostro destino è il risultato di una libera scelta già esercitata in precedenza.

Ogni azione produce in chi la fa un doppio effetto: nella natura interiore sotto forma di “tendenza” buona o cattiva; esteriormente sotto forma di “frutto”, ricompensa o punizione.

Così il karma del passato ci influenza in due modi: internamente sotto forma di carattere e tendenze (samskara), ed esternamente come fato.

La facoltà di scegliere è chiamate “volontà”: l’uomo è dotato di libera volontà che viene esercitata in ogni momento della vita, e alla luce di questo concetto si può affermare che ogni azione è il risultato di tre forze che agiscono congiuntamente: fato, carattere e libero arbitrio.

L’uomo ha il potere di scelta fra le alternative che il fato gli presenta: nella scelta può seguire le vecchie tendenze o crearne di nuove, la sua volontà è sempre libera: l’uomo è l’unico vero padrone del proprio destino.

Il Karma nelle altre religioni

Non è possibile comprendere a fondo e nella giusta luce gli accadimenti di ogni giorno, se non si conosce la legge del Karma.

Questa comprensione è assente nelle religioni e nelle filosofie occidentali, che secoli fa hanno ripudiato questa grande Conoscenza per adottare il più semplicistico dogma della vita unica, che non riesce a spiegare in modo soddisfacente i più grandi misteri della vita, e costringe i fedeli ad accettare teorie inverosimili perché il più delle volte inventate a tavolino.

Per la verità ognuna delle grandi religioni occidentali, nelle sue componenti esoteriche, ammette e sviluppa la teoria del Karma e della Reincarnazione ( metempsicosi o preesistenza dell’Anima) che viene citata dai Sufi per l’Islam, dalla Kabbala per L’Ebraismo e dagli Gnostici ed altri movimenti per i Cristiani.

Da quando è stata bandita dall’occidente cristiano, anche con sanguinose stragi ed atti di inquisizione, la teoria di Karma e Reincarnazione non è mai più stata citata da nessun testo ortodosso, nonostante fosse accettata in origine anche da grandi padri della Chiesa, ed ogni riferimento ad essa è stato accuratamente eliminato da tutte le scritture.

Ma per chi ama usare la propria intelligenza, rifiutando soluzioni preconfezionate anche in modo sommario, la legge di Causa – Effetto è evidente, limpida e naturale, e riesce a spiegare con logica illuminante molti fenomeni che altrimenti rimarrebbero nell’ombra dell’ignoranza.

Classificazione del Karma

Alcune azioni, a causa della loro natura intrinseca, producono effetti differiti nel tempo. Sono come depositi a termine con date di “scadenza”.

Alcuni potrebbero maturare, cioè produrre conseguenze, ad anni di distanza, altri produrranno conseguenze in una esistenza terrena successiva.

Tali frutti di azione o karmaphala rimarranno immagazzinati fino alla loro data di “maturità”.

Si potrebbe dire che questi depositi karmici siano come dei semi. I semi germinano solo quando si verificano delle condizioni appropriate, cioè quando la temperatura esterna, il grado di umidità, illuminazione, e altri parametri ambientali si trovano in determinati rapporti.

Allo stesso modo i semi karmici “germinano” o diventano operativi quando si verificano le circostanze opportune.

Sanchita Karma

Le forze karmiche accumulate sono l’effetto delle azioni compiute dall’agente nel suo passato (e con questo termine ci si riferisce anche alle azioni compiute nelle sue vite passate).

Queste forze sono chiamate sanchita karma o forze karmiche accumulate.

Prarabdha Karma

Quando un seme karmico matura, cioè quando il terreno mentale del soggetto si trova in condizioni di “temperatura” e “umidità” adeguate, esso esce dallo stato potenziale ed entra in uno stato “cinetico”, allo stesso modo di un sasso che abbiamo sollevato da terra (energia potenziale) e che lasciamo ricadere al suolo (energia cinetica).

Quel seme germina e inizia ad agire sulla mente e sul corpo dell’agente. La forza karmica in questa forma cinetica è chiamata prarabdha karma è la forza karmica che ha iniziato a produrre effetti.

Kriyaman o Agami Karma

Il Kriyaman Karma o Agami Karma è quel Sanchita Karma che è pronto a germogliare ma che per diventare Prarabdha Karma necessita dell’intervento della nostra forza di volontà.

Un uomo che ha rubato molte auto nel passato (Sanchita Karma), guarda una bella automobile disponibile, alla sua mente ritorna il ricosdo di furti passati, decide di rubarla (Agami Karma) e fugge a bordo di essa (Prarabdha Karma).

La metafora dell’arciere

Esiste una bella analogia per spiegare i tre tipi di Karma.

Un arciere ha la sua faretra piena di frecce. Queste frecce sono il suo Sanchita o karma “accumulato”.

Prende una freccia dalla sua faretra, la mette nel suo arco e decide di lanciarla. Questo è il Kriyaman karma.

Una volta che la freccia viene rilasciata dal suo arco, l’arciere non ha più alcun controllo su di essa. La freccia continua a passare attraverso l’aria e cade a terra quando la sua energia è completamente esaurita. Il karma Prarabdha è come la freccia sulla quale il cacciatore non ha più controllo.

Ogni essere umano ha una linea di sviluppo

Ciascun essere umano ha una particolare linea di sviluppo.

Ogni azione compiuta dall’individuo, ogni quanto di energia liberato da lui in qualche azione germoglierà e avrà il suo “frutto” in una fase o in un’altra di quella linea di sviluppo e l’agente dovrà sopportarne le conseguenze.

La natura e le circostanze di una vita individuale sono i prodotti della sua catena di karma, sia interiore che esteriore. Non c’è nulla di accidentale o incomprensibile.

Un individuo è quindi l’artefice del proprio destino: non c’è altro agente esterno che possa essere responsabile degli avvenimenti della sua vita.

Le azioni passate di un uomo costruiscono il suo stato attuale e le azioni fatte ora nella vita presente daranno forma al suo futuro.

Ricordare la meta: Essere, Coscienza, Beatitudine

Quando si percorre il processo della comprensione del proprio Karma, possiamo iniziare a sentirci appesantiti da tutte le spiegazioni e le esplorazioni interiori.

Il miglior compagno in questo viaggio attraverso il Karma è di ricordare la meta: stiamo cercando di sperimentare quello stato di Essere, Coscienza e Beatitudine, che è al di là, ed è il sostrato del Karma.

Ricordando che l’obiettivo è Essere, Coscienza, Beatitudine, noi (e la nostra mente) avremo un punto focale e un contesto per la nostra sadhana (pratica spirituale).

Traduzione e adattamento di Papamystic per suryanamaskara.altervista.org

Fonti

“The Essentials of Hinduism” – Swami Bhaskarananda

www.swamij.com