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Guado

Isatis tinctoria L.

Famiglia

Brassicaceae

Ordine

Capparales

Sottoclasse

Dilleniidae

Classe

Magnoliopsida

Descrizione

Morfologia

Pianta erbacea biennale, glabra o pubescente, alta 40-120 cm con fusto eretto, trigono, robusto, munito di peli patenti sparsi e ramificazioni erette corimbose nella metà superiore.

Foglie basali in rosetta, picciolate, oblungo-lanceolate, acute, quelle del caule, gradualmente più piccole, sessili, astate-lanceolate, con orecchiette amplessicauli allungate ed acute, tutte intere o irregolarmente dentate, cerose, di un colore verde glauco, sparsamente pelose.

Infiorescenza distribuita in densi racemi corimbosi.

Corolle gialle con lungo pedicello a 4 petali obovati di 3-4 mm munite di sepali gialli eretto-patenti di 2,5 mm, non gibbosi alla base.

I frutti sono siliquette pendule, da glabre a tomentose, appianato-alate, molto compresse ai margini, indeiscenti, lunghe 3-5 volte la larghezza, nere a maturità, contenenti un solo seme liscio, oblungo, brunastro.

Fioritura

Maggio - Luglio.

È pianta mellifera.

Habitat

Incolti, ruderi, lungo i bordi stradali e suoli calpestati, preferibilmente su suoli basici, ma anche su sabbie silicee, da 0 a 2100 m.

Forma Biologica

H bienn - Emicriptofite bienni. Piante a ciclo biennale con gemme poste a livello del terreno.

Tipo corologico

S-Europ.-S-Siber. - Entità delle zone calde dell'Europa e della fascia arida della Siberia meridionale: di solito piante steppiche.

Se l'areale gravita attorno al Mar Nero sono dette Pontiche.

Asiatica - Pianta del continente asiatico.

Sinonimi

Isatis canescens DC., Isatis tinctoria subsp. canescens (DC.) Arcang., Isatis alpina Vill., Isatis campestris DC., Isatis praecox auct. p.p., non Kit. ex Tratt.

Nomi comuni

Glasto comune, Isatis dei tintori, Guado, Pastello, Erba di guado, Tintaguada, Guadone, Vado, Glastro.

Woad (inglese), Glaston (celtico), Dyer's Woad, Pastel des teinturiers, Färberwaid, Hierba pastel.

Etimologia

Il nome del genere isatis dal latino isatis= erba pastella o glasto, mentre dal greco= uguaglio,riferito alle sue proprietà cosmetiche e dermatologiche nel senso di rendere la pelle uniforme.

Il nome specifico tinctoria è riferito alle sue proprietà tintorie.

Il nome comune, invece, guado sembra derivi da una radice celtica o germanica "weid" equivalente ad erba selvatica.

Coltivazione e raccolta

Questa pianta tintoria biennale, molto forte e rustica, adatta anche ai climi freddi, deve essere coltivata in terreni ricchi, profondi, ben esposti al sole e di media consistenza, non eccessivamente concimati.

La terra va ben rivoltata e ben aerata.

Si può seminare in campo aperto sia in primavera che in autunno.

Le buone sementi hanno un colore violetto tendente al nero e mantengono la loro proprietà germinativa per due-tre anni dalla raccolta.

Il guado va seminato su terreno smosso in profondità, per favorire lo sviluppo della radice a fittone (30 cm circa), nella misura di due-tre silique ogni 20 cm, a una profondità di 1 cm, con file a 40 cm una dall'altra.

La germinazione avviene dopo 15-20 giorni.

La pianta non ha bisogno di acqua né di cure particolari, tranne qualche zappettatura del terreno circostante.

Dopo circa 4 mesi il cespo (30-40 cm di diametro) é pronto per la prima raccolta di foglie tintorie, cui possono seguirne altre 3-4 nella medesima stagione.

Nella primavera dell'anno successivo si sviluppa in altezza sino a 1 metro, con una stupenda fioritura gialla e la successiva produzione di semi, mentre la pianta perde i suoi principi tintorei.

Ama la luce ma può crescere anche a mezz’ombra, si risemina da sola anche se non ama sfruttare due volte lo stesso terreno.

Il primo anno forma una rosetta dall’aspetto fresco e dal grosso fittone;

impiega 20 mesi a fiorire.

Usi alimentari

Parti commestibili

Le infiorescenze (chiamate in Sicilia taddi, giummi o brucculeddi) prelevate nel mese di Aprile con i fiori ancora in boccio.

Uso alimentare

Lessi o frittate.

I germogli del Guado non sono una verdura molto ricercata, forse a causa della loro non facile digeribilità.

Si consumano lessati e conditi con olio e limone oppure come ingredienti nelle frittate.

Le foglie richiedono un lungo ammollo per essere usate, poichè sono molto amare e mantengono un po’ d’amaro anche dopo bollite.

I semi anche se non edibili contengono fino al 34% di proteine e il 38% di grassi.

Proprietà

Proprietà officinali

Anabolizzanti, antiscorbutiche, astringenti.

Droga

La droga è costituita dalle foglie.

La radice come tutta la pianta è antibatterica e antitumorale.

Le foglie hanno proprietà antibatteriche, antivirali, antitumorali, astringenti e febbrifughe.

Tempo balsamico

Nella tarda primavera o in estate.

Conservazione e trasformazione

Le foglie sono raccolte in estate e possono essere impiegate fresche o secche, vengono anche macerate per estrarre il pigmento blu utile contro convulsioni, parotiti e febbri nei bambini.

Le foglie si essiccano all’ombra e si conservano in sacchetti di carta o tela.

Componenti principali

Indacano, ferro, iodio, vitamine A e C, fosfati di calcio e magnesio.

Preparazioni

Infuso, succo, decotto.

Impieghi terapeutici

È stato impiegato nelle anemie con carenza di ferro, nelle gravi debilitazioni fisiche e come stimolante della crescita.

Inoltre nei casi di eccessiva secrezione gastrica, nella diatesi emorragica, nell’iperuremia, nell’eccesso di succhi biliari, nelle nevrosi gastrointestinali e all’esterno nelle dermatosi, sulle piaghe, sulle ferite e le ulcere torpide.

Sotto forma di cataplasma é in grado di guarire parecchie affezioni della pelle.

Le sue proprietà antisettiche e cicatrizzanti erano conosciute dai Britanni, i quali usavano tingersi con l'estratto di guado la pelle del capo e del viso, prima della battaglia.

Tali proprietà sono testimoniate anche dagli antichi testi di medicina indiana ed egizia, con riferimento all'indigotina presente nell'Indigofera tintoria.

Grazie alle sue proprietà dermatologiche, l'olio di guado viene oggi utilizzato in profumeria e cosmetica.

Oggi I. tinctoria trova largo impiego nella medicina tradizionale cinese.

Le proprietà antiossidanti osservate sono correlabili ai composti polifenolici presenti negli estratti.

L’effetto antiproliferativo degli estratti è stato valutato in vitro su cellule di neuroblastoma umano (SH-SY5Y).

Usi cosmetici

Affinché il colore donato dal guado prenda e risulti duraturo, è sempre opportuno avere una buona base di lawsonia ed è preferibile utilizzarlo sempre in combinazione con questa.

Tipicamente, l’isatis tinctoria è uno degli ingredienti delle miscele già pronte che servono ad ottenere il mogano od il castano scuro con riflessi freddi e violacei, come ad esempio il brun grenat;

inoltre, può essere utilizzato insieme od in alternativa all’indigo per un nero dai riflessi bluastri (verrà sempre meglio su capelli che abbiano già una bella base hennata, e preferibilmente se queste polveri vengono utilizzate insieme alla lawsonia).

È possibile aggiungere anche un cucchiaino di bicarbonato ogni 100g di polveri, non se le miscele contengono però ibisco perché ne verrebbe rovinato.

Nonostante il guado abbia tempi lunghi per il rilascio del colore, è sconsigliabile far riposare le miscele per evitare che le altre piante perdano il loro potere tintorio, quindi: acqua calda ed entro massimo un’oretta via sui capelli!

Se desideriamo sperimentare con il solo guado, possiamo raccoglierlo durante una bella passeggiata per campi;

Serve la pianta fresca oppure l’estratto in polvere.

Si possono triturare le foglie (meglio se fresche, dopo averle schiacciate) e lasciarle macerare in acqua e allume di rocca o bicarbonato, ottenendo così nel giro di varie ore un liquido blu che può essere poi utilizzato per la preparazione delle altre polveri (nonché per rinnovare qualche vecchio capo di abbigliamento).

L’olio contenuto nei semi viene impiegato in cosmesi.

Usi Zootecnici

Ottimo come foraggio per il bestiame ed anche come fertilizzante agricolo.

Proprietà tintorie

La fama del guado è legata alle sue peculiarità tintorie.

Già gli antichi Egizi, i Bretoni e i Romani la usavano come rimedio e come colorante.

Il colorante, molto solido, è utilizzabile nella tintura della lana, seta, cotone, lino e juta, ma anche in cosmetica e colori pittorici.

Ebbe notevole importanza economica e fu largamente coltivata dall’età preistorica fino al secolo attuale, costituendo la più importante fonte di materia colorante azzurra.

Di origine asiatica, fu quasi certamente introdotta nell'area europea fin dal neolitico.

Le proprietà coloranti del guado sulla lana erano già citate negli scritti di Galeno, Dioscoride e Plinio.

Nel XII secolo la coltivazione del guado era diffusa in diversi paesi europei, quali Francia, Germania, Inghilterra, Italia, facendovi fiorire un notevole commercio e grande prosperità, tanto da meritarsi l'appellativo di “oro blu”.

Il vasto impiego come colorante diede avvio nel Medioevo alla coltivazione della pianta.

Potrebbe essere stata importata in Italia dai Catari stabiliti in particolare nella zona del Piemonte corrispondente all'attuale città di Chieri.

In effetti, proprio nel triangolo tra Tolosa, Albi e Carcassonne, nel ducato di Lauraguais si era sviluppata la coltura dell'Isatis tinctoria, da cui originava il "blu pastello", estremamente ricercato nella pittura e nell'industria tessile, tanto da creare una ricchezza inaspettata in quelle zone povere, che da allora sono passate a essere definite il "paese di Cuccagna" (da cocagne, il nome francese dato al panetto di tintura blu come era commercializzato).

Verso il secolo XIII, con l`intensificarsi degli scambi commerciali tra Europa ed Oriente, venne importata dall`India l`Indigofera anil L. la quale soppiantò rapidamente il Guado nell’industria tintoria, contenendo, in maggiori quantità, lo stesso colorante, da allora chiamato indaco (il colore dei blue jeans).

Nel XIX secolo, l’utilizzazione di entrambe le specie a fini tintori ebbe termine, in quanto nel 1870, con l’avvento dei coloranti sintetici, fu avviata la sintesi chimica dell’indaco ad opera del chimico Baier e, nel 1890 un altro chimico Heumann avviò la sua produzione a fini industriali.

Nuova fortuna ebbe nel periodo del blocco continentale napoleonico, durante il quale fiorirono in Europa numerose coltivazioni.

In Italia in particolare questo avvenne tra Piemonte e Lombardia e in alcune regioni del Centro (Toscana, Marche, Abruzzo).

Il pigmento viene estratto principalmente dalle foglie.

Queste vanno estirpate e non tagliate, in quanto il liquido che ne fuoriuscirebbe, produrrebbe subito l'indaco (per ossidazione).

Le foglie vengono fatte macerare e fermentare in acqua fino ad ottenere un composto giallo-verdastro.

Per alcalinizzazione, ossidazione ed agitazione si ottengono dei precipitati (indigotina).

Una volta recuperato il precipitato, si ha la polvere pigmentante.

Sin dall'antichità l'Isatis tinctoria è stata utilizzata per la produzione dell'indaco.

Attraverso vari procedimenti estrattivi si potevano ottenere diverse gamme cromatiche, che spaziavano dal celeste all'azzurro scuro.

Fino al XVII secolo la coltivazione del Guado, per fini tintori, era piuttosto diffusa in Italia, specialmente nella zona centrale della penisola, tra il Lazio e le Marche.

Il nome Pastello deriva dall'antica lavorazione per l'estrazione del pigmento.

Le foglie venivano lavorate entro e non oltre due giorni dalla raccolta e venivano macinate fino ad ottenere una massa pastosa (da cui proviene il nome sopracitato).

Questo "pastello" veniva così compattato in panetti e fatto asciugare.

A questo punto si procedeva alla macerazione in un composto di acqua, vino e/o urina.

Tale lavorazione emanava un fetore così potente che veniva realizzata lontano dai centri abitati.

Dopo un mese, si poteva estrarre il colore.

Il mercato del Guado scemò vorticosamente con l'avvento dell'indaco extra-europeo (come quello indiano per esempio – Indigofera tinctoria), realizzato con tecniche più semplici ed economicamente più appetibili.

Paradossalmente fu la tradizione a penalizzare realmente questa storica coltivazione.

Da sempre il Guado veniva lavorato secondo il metodo sopracitato; un'estrazione lunga e laboriosa.

L'Indaco indiano invece non richiedeva nessun processo di macinazione e macerazione, per cui era più semplice da trasformare.

Solo verso la fine del XVIII secolo si scoprì che anche il Guado poteva essere lavorato come l'Indaco indiano.

La nuova tecnica estrattiva prevedeva l'immersione diretta delle foglie appena colte in recipienti d'acqua.

Qui venivano fatte macerare per 3 giorni, dopo di che veniva aggiunta dell'acqua di calce (processo di alcalinizzazione) e il tutto agitato per qualche ora.

Si formava così un precipitato fangoso blu che veniva fatto percolare e seccare, fino ad ottenere una polverina colorante, non idrosolubile e pronta per l'uso.

Nel Medioveo, il colore Blu Persia, ricercatissimo in tutto il mondo orientale, era ottenuto dal Guado coltivato e lavorato principalmente in Normandia (celebri i tintori di Rouen).

Il guado è stato fra le piante utilizzate per dare il caratteristico colore ai primi “blue jeans”.

Il blu nelle tinte d'erbe si può ottenere anche da altre piante, come:

  • Indigo (Indigofera tinctoria), Indaco. Produce lo stesso pigmento del Guado, ma in concentrazione maggiore. Proveniente dall’India, dove per cinquemila anni costituì un enorme ricchezza per l'esportazione in tutto il mondo, soprattutto in Europa, dove divenne decisamente popolare in tutte le culture.
  • Polygonum tinctorium (Persicaria dei Tintori). È una specie erbacea, dalla quale si ricava il pigmento blu per estrazione delle foglie alla maturazione completa della pianta.

Con l’estratto della pianta si possono trattare i legni al fine di conservarli meglio.

Ricetta di Tintura

Procedimento adatto per lana e cotone:

  • Mettere 500 gr di foglie di guado in un recipiente, versarvi sopra 4 lt. di acqua e portare ad ebollizione.

    Lasciar quindi scendere la temperatura sino a 50° e mantenerla costante lungo tutto l'arco di una giornata.

  • Quando sulla superficie del bagno di tintura appariranno alcune bolle, incorporarvi 6 gr. di calce spenta, mescolando lentamente ed avendo cura di non far entrare ossigeno nel bagno.

    In seguito aggiungere 12 gr. di henné in polvere.

  • Mantenere la temperatura a 50° ancora per 2-3 ore, quindi immergervi il materiale da tingere.

    Lasciarvelo da 15 a 20 minuti, quindi estrarlo dal bagno, tuffandolo in acqua e allargandolo bene per 2-3 minuti.

  • Togliere il materiale, strizzarlo ed allargarlo bene, lasciandolo ossigenare e asciugare all'aria.

A essiccazione avvenuta, otterrete un bel colore celeste.

Desiderando tonalità più scure, tornate a immergere nel tino il materiale asciutto una o più volte, avendo cura di asciugarlo perfettamente tra una immersione e l'altra.

La rinascita del Guado

Il Guado è ora al centro di una interessante riconsiderazione, come risorsa sostenibile ed ecocompatibile, in molti paesi, fra cui l’Italia.

Ultimamente sulla scia di una maggiore coscienza di tutela dell'ambiente e sopratutto della salute delle persone, si sta riscoprendo l'importanza dei colori naturali, che hanno un vasto campo d'applicazione sopratutto nel campo dell'alimentazione, del tessile, della cosmesi in quello farmaceutico ed industriale, sostituendo o riducendo in parte i processi chimici inquinanti e dannosi.

La coltivazione del guado sta ritornando con veemenza alla ribalta, è stata ripresa e valorizzata particolarmente nel Sud della Francia, da oltre un decennio, con ottimi risultati.

Curiosità

Avalon viene identificata con Glastonbury, il cui nome deriva dal celtico Caer Wydyr, “Fortezza di Vetro” (uno dei nomi di Annwfn, l'Altromondo celtico).

Glastonbury veniva anche chiamata Yniswytryn o Isola di Vetro, perchè la superficie era Glasten, ossia di colore verde-azzurro, oppure perchè vi abbondava l'erba chiamata Glast, ossia il Guado, Isatis Tinctoria, le cui foglie e radici contengono una sostanza colorante azzurra usata dai celti per dipingersi il corpo.

L'antica forma della parola, Wad, ha dato nome a molte località delle Isole Britanniche: Wadborough, Waddon, Wadd Ground, Waddicar.

Il pensiero corre alle distese di Guado sull’isola di Glastonbury, alle figure delle Sacerdotesse dell'Isola dei Meli, tra le nebbie, nelle loro vesti azzurre, forse tinte con le foglie macerate di questa pianta e appese al sole ad asciugare...

Quando Cesare invase la Britannia nel 55 d.C, i Romani si videro assaliti da guerrieri con corpo e viso dipinti di blu:

alcuni dicono che fossero i Pitti, i ribelli scozzesi, ma la maggior parte degli storici ritiene che coloro che incontrarono i Romani, fossero popoli celtici.

Una conferma della probabile presenza di colture di quest’erba nei dintorni di Glastonbury.

Anche tra gli Iceni della regina Boudicca, era d'uso dipingersi il corpo e il viso in battaglia con il guado. The Woad.

Il primo compito del Guado era quello di proteggere i guerrieri, attraverso la scrittura sul corpo di simboli e segni.

Ma oltre a proteggersi e a spaventare il nemico, aveva l'innegabile dote di disinfettare, proprietà utilissima durante la battaglia, per sanare in fretta le ferite.

Perchè il blu?

Fin dall’età del bronzo uomini e donne di ogni popolo e regione del Mondo, cercarono di rapire la bellezza della natura attraverso l'arte.

Fissarla, in qualche modo, per averla sempre a 'disposizione'.

Fissare i colori, soprattutto, richiese grande spazio alla creatività umana.

Inoltre, non scordiamo che la crescita delle società complesse fece insorgere la necessità di differenziazione, di identificazione in alcuni gruppi sociali, per esempio i Sacerdoti e le Sacerdotesse, attraverso abiti colorati di differenti tonalità.

Per questo forse nacque l'arte tintoria.

Non esageriamo parlando d'arte, perchè grande fu il valore che i popoli del passato diedero ai colori dei tessuti e a chi operava queste mutazioni chimiche, fissando la bellezza della diversità della natura sulle lane e le sete.

Per millenni in molte culture il blu è stato il simbolo della Divinità, perchè è il colore del cielo, dove secondo alcune religioni è collocato il Pantheon degli Dei.

Ma è anche il colore del mare e dell’acqua, simboli della femminilità e della Dea.

Dai greci ai vichinghi, dai babilonesi ai popoli del Medio Oriente, come gli Egizi, agli stessi Cristiani, dove nell’iconografia il manto della Madonna è sempre azzurro, si è usato il blu, color della purezza e della pace.

L'azzurro fu anche il colore che assunsero nelle storie cantate le vesti dei principi e dell'aristocrazia medioevale, e il colore che i pittori utilizzavano largamente nei preziosi dipinti sacri… ma non dimentichiamo che il blu scuro è il simbolo della notte, dell’oscurità, dell’Altromondo, della profondità delle acque pericolose e remote.

La dualità del blu dipende proprio dal bianco e dal nero, che rendono così differenti le tonalità del celeste e del blu notte, come due opposti, uniti dalla stessa forza.

Fonti

  • Gualtiero Simonetti - Marta Watschinger : Guida al riconoscimento delle erbe di campi e prati - Illustrati Mondadori
  • Arcadia - Il mondo delle Erbe officinali - http://arcadia.forumup.it/post-5532-arcadia.html
  • http://www.floraitaliae.actaplantarum.org/viewtopic.php?f=95&t=8606
  • https://iris.unime.it/handle/11570/1982042#.W4KVN2PADQs
  • https://passione-henne.com/guado/
  • http://www.giardinaggioweb.net/posts/7341-piante-tintorie-guado
  • http://www.tempiodellaninfa.net/public/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=112&MDPROSID=.
  • http://www.dipbot.unict.it/alimurgiche/scheda.aspx?i=23
  • http://www-3.unipv.it/orto1773/officinali/isatis.htm
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Isatis_tinctoria
  • http://www.pianteinnovative.it/isatis-tintoria/
  • http://cittadiluce.forumattivo.eu/t2521-il-colore-blu-il-guado-pianta-del-blu (link non attivo)
IMPORTANTE: si raccomanda di raccogliere le piante solo se si è sicuri della specie a cui appartengono, lontano da fonti di inquinamento e contaminazione come industrie, strade, rifiuti, torrenti inquinati, stalle ecc.

Clicca sulle immagini per ingrandirle

      
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