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Antar yaga ovvero il corpo umano come Shri Chakra – 3° parte

suryanamaskara 0

Antar yaga

Antar yaga o il culto interno

La tradizione del Tantra classifica il culto come esterno (Bahir yaga) o interno (Antar yaga).

Il culto esterno è solo un trampolino di lancio, una procedura preliminare; un mezzo e non un fine.

Antar yaga è eseguito con o senza l’uso di oggetti di supporto (sadhara o niradhara).

Il modo sadhara di antar yaga inizialmente richiede l’uso di immagini, gesti o suoni, per poi evolvere in niradhara antar-yaga, in cui il sadhaka rinuncia gradualmente a ogni simbolismo.

Nell’intensa contemplazione e visualizzazione, il sadhaka dissolve la sua mente e trascende in un’esperienza di supercoscienza.

Tale trasformazione è definita bhāvana, un processo mentale che trasforma un’idea in realtà.

In senso esteso significa contemplazione o meditazione, comprendendo l’astratto come reale e tangibile.

Bhāvana è considerata la forma sublime di adorazione per ottenere la liberazione mentre si è in vita (jivanmukti).

Bhāvana per Antar yaga

Antar-yaga o culto mentale è l’oggetto di questa sezione finale della Bhāvanopaniṣad.

Identificare funzioni corporee grossolane e sottili con diversi āvaraṇa dello Shri Chakra è la fase preliminare della contemplazione.

Infatti all’inizio si stabilisce un’identità perfetta tra l’adoratore (l’aspirante) e l’adorata (Lalitambikā), successivamente si tenta di raggiungerla, ed è questo tentativo che viene illustrato in questi bhāvana.

Bhavana Upanishad – Sutra 30

अनन्यचित्तत्वेन च सिद्धिः ||

Traslitterazione

ananyacittatvena ca siddhiḥ ||

Traduzione

La consapevolezza indisturbata è il conseguimento finale.

I tre passi per Antar yaga

L’oggetto ultimo di ogni culto è solo la liberazione.

La liberazione dipende interamente da due fattori: la mente e il resoconto karmico.

Lo stadio preliminare è il culto esterno, in cui sono coinvolti gli organi sensoriali.

Questo tipo di culto si basa sul dualismo: finché un oggetto è adorato, c’è dualismo.

È dualismo perché ci sono due diversi oggetti: l’omaggiante e l’omaggiato.

Il prossimo passo è il mantra japa. Un’appropriata e perfetta pratica rituale conduce un aspirante allo stato di mantra japa dove l’aspirante recita in modo persistente un particolare mantra contemplandoLa in forma di Bālā, Pañcadaśī, Ṣoḍaśī ecc.

Esistono tre tipi di mantra sādhana.

Uno è quello in cui l’aspirante si siede per ripetere il mantra per determinate volte al giorno.

Lo stadio intermedio è quello di ripetere il mantra per tutto il giorno senza alcuna interruzione durante lo stato di veglia.

La fase avanzata è quella in cui l’esecutore allinea il suo respiro con il mantra, in modo che il japa continua anche negli altri stati di coscienza, cioé sogno e sonno profondo.

Durante il secondo e il terzo stadio, un praticante recita mentalmente il mantra contemplando una particolare forma di Lalitambikā.

Bisogna sempre ricordare che Lalitamachika ha tre forme: grossolana (come Bālā, Pañcadaśī, Ṣoḍaśī, Kālī, Lakṣmī, ecc.), sottile (la forma Kāmakalā, dove Śiva e Śakti si uniscono per creare il processo fenomenico) e la forma più sottile, Kuṇḍalinī.

Da sadhara a niradhara antar yaga

L’obiettivo di Bhāvanopaniṣad è quello di permetterci di accedere alla fase meditativa preliminare.

La contemplazione qui è su più di un oggetto (i nove āvaraṇa).

Nel precedente articolo dedicato alla Bhāvanopaniṣad, sebbene la contempliamo nel nono āvaraṇa, questa contemplazione non è completamente pura.

Nella parte finale della Bhāvanopaniṣad la meditazione (bhāvana) è perseguita attraverso discussione, comprensione e realizzazione.

È importante evolvere nella vita spirituale attraversando il più rapidamente possibile fasi infantili e intermedie per raggiungere gli stadi più adulti della vita spirituale.

Durante gli stadi della meditazione, gli organi di senso e la mente cessano di funzionare.

Il Mantra japa è associato alla mente e quindi il mantra japa si ferma da solo quando si inizia a sperimentare le fasi iniziali della Beatitudine (Ananda), che non è altro che un’indicazione della nostra vicinanza con Lei.

Quando la nostra mente è completamente pervasa da Lei a causa della nostra contemplazione perpetua, a cosa serve il mantra japa?

Japa è necessario solo per farla penetrare nella nostra mente.

Quando pervade la nostra mente, iniziamo a sperimentare la sua grazia sotto forma di inspiegabile beatitudine.

Durante questa fase, la differenziazione tra il conoscitore, il conosciuto e il processo di conoscenza è annientata.

Tutti i tipi di diadi e triadi si dissolvono e Lei sola rimane.

Bhavana Upanishad su antar yaga – Sutra 31-33

भावनायाः क्रिया उपचाराः |

अहं त्वं अस्ति नास्ति कर्तव्यं अकर्तव्यं उपासितव्यं इति विकल्पानां आत्मनि विलापनं होमः |

भावना विषयाणां अभेदानां तर्पणम् ||

Traslitterazione

bhāvanāyāḥ kriyā upacārāḥ |

ahaṁ tvaṁ asti nāsti kartavyaṁ akartavyaṁ upāsitavyaṁ iti vikalpānāṁ ātmani vilāpanaṁ homaḥ |

bhāvanā viṣayāṇāṁ abhedānāṁ tarpaṇam ||

Traduzione

31. Quando si medita in questo modo l’azione è Omaggio.

32. Lo scioglimento nel proprio Essere di distinzioni quali “Io”, “Tu”, “Esistenza”, “Non-esistenza”, “ciò che deve essere fatto”, “ciò che non deve essere fatto” e il dovere di adorare è l’atto di Oblazione.

33. Il pensiero dell’identità di tutti gli oggetti della mente è l’atto del nutrimento.

Contemplare solo Lei è reverenza.

Io e te, esistente e inesistente, ciò che dovrebbe essere fatto e che non dovrebbe essere fatto, sono diadi da offrire come oblazioni nel Sé (Brahman interiore).

Offerta di sé nel Sé

Offrire tutte le diadi nel Sé è la vera oblazione del fuoco o il rituale Homa.

Contemplare la non-differenziazione è la Libagione (tarpaṇa).

Upacāra significa approccio, servizio, comportamento educato e riverenza.

Upāsana significa concentrarsi intenzionalmente su di lei attraverso i rituali o attraverso la meditazione.

Ci sono diversi aspetti nel culto esterno e ogni tipo di culto ha uno scopo diverso.

Diverse divinità vengono omaggiate per scopi diversi, Gaṇapati per rimuovere ostacoli, Sarasvatī o Hayagrīva per l’educazione, Lakṣmī per la prosperità, i pianeti per scongiurare i loro effetti malvagi, ecc.

C’è un altro aspetto nel culto esterno, cioé rendere omaggio all’Iṣṭa Devata (la forma divina personale) per tutti gli scopi, senza entrare in molteplici forme divine.

Antar yaga è visualizzazione e contemplazione

Śrī Vidyā non si riferisce solo alle procedure rituali, ma anche alla visualizzazione e alla contemplazione.

Infatti il perfezionamento delle pratiche ritualistiche porta alla contemplazione, alla visualizzazione e alla meditazione.

L’Homa (oblazioni offerte nel fuoco) è di due tipi, esterno ed interno. Nell’homa esterno, la divinità interessata viene invocata nel fuoco.

Ma le oblazioni interiori sono molto più potenti dei rituali esterni.

Il fuoco di Kuṇḍalinī (la forma più sottile e più potente di Parāśakti) è l’homa interno (homakuṇḍa).

Invece di offrire diverse oblazioni materiali come avviene con i rituali esterni del fuoco, i processi mentali, l’ego, gli organi di senso, i desideri, gli attaccamenti, l’odio e il dualismo sono offerti come oblazioni nel fuoco di Kuṇḍalinī.

Infine, questo verso parla di tarpaṇa, che significa offrire acqua.

Per quanto riguarda Śrī Vidyā, la tarpaṇa si trova nel punto centrale di Śri Cakra, noto come Bindu.

Contemplare la tarpaṇa in Bindu è l’adorazione mentale.

Continuità tra culto esterno e antar yaga

Per concludere, ogni parte di bahir yaga è legata ad antar yaga.

Ad esempio, prendiamo un versetto dhyāna. Non è sufficiente recitare verbalmente il versetto dhyāna.

Il versetto Dhyāna è pensato per la contemplazione, e dhyāna significa rappresentazione mentale e visualizzazione degli attributi personali di una forma divinizzata.

Si dice anche che senza adorazione interiore, l’adorazione esteriore è infruttuosa.

L’intero processo inizia con il culto esterno.

Dopo aver conseguito il culto esterno, si deve eseguire il mantra japa.

Quando si raggiunge la perfezione nel mantra japa, il mantra si fermerà da solo perché si stabilisce una connessione perpetua con lei.

Bhavana Upanishad su antar yaga – Sutra 34

पञ्चदशतिथिरूपेण कालस्य परिणामावलोकनं पञ्चदश नित्याः ||

Traslitterazione

pañcadaśatithirūpeṇa kālasya pariṇāmāvalokanaṁ pañcadaśa nityāḥ ||

Traduzione

I quindici giorni della trasformazione del tempo sono le Eternità (le Tithi Nityā Devī).

L’importanza delle tithi nityā devī viene sottolineata in questo verso.

Come sappiamo, la luna cresce durante la quindicina luminosa o śuklapakṣa (il cammino luminoso) finché essa diventa completa e senza difetti (pūrṇimā o luna piena).

Da quel momento la luna si assottiglia per altri quindici giorni (kṛṣṇapakṣa, il cammino oscuro) ed è completamente coperta nel giorno della luna nuova (amāvāsya), quando il sole e la luna si trovano nella stessa longitudine eclittica.

Solo Lalitāmbikā, la sedicesima cifra, non cambia. Così Lei è il principio immutabile di tutti i cambiamenti.

È importante notare che Lalitāmbikā, come Mahākāmeśvari, siede sul grembo sinistro di Mahākāmeśvara nel giorno della luna nuova (amāvāsya).

Quando Lei, sotto forma di luna, si unisce a Śiva, che è sotto forma di sole, Ella diventa Ṣoḍaśī.

Le sedici kalā della luna e le sedici kalā del sole si uniscono e questo viene sottilmente trasmesso nella forma di Ṣoḍaśī mantra.

Śiva è adorato sotto forma di Sole e Śakti è adorata sotto forma di Luna.

La loro unione avviene nel giorno di amāvāsya, quindi l’amāvāsya è considerato il giorno più propizio per praticare Ṣoḍaśī mantra.

Quando l’ignoranza spirituale viene rimossa a dalla Sua grazia, l’aspirante distoglie la sua consapevolezza dai principi mutevoli, per rivolgerla al principio immutabile, cioé Mahākāmeśvari.

Solo allora l’aspirante entra nello stato di Beatitudine o Ananda, che successivamente porta alla liberazione.

Bhavana Upanishad – Sutra 35

एवं मुहूर्त्रितयं मूहूर्तद्वितयं मुहूर्तमात्रं वा भावनापरो जीवन्मुक्तो भवति |

स एव शिवयोगीति गद्यते ||

Traslitterazione

evaṁ muhūrtritayaṁ mūhūrtadvitayaṁ muhūrtamātraṁ vā bhāvanāparo jīvanmukto bhavati |

sa eva śivayogīti gadyate ||

Traduzione

Colui che contempla come l’Upanishad per tre muhūrta, due muhūrta o persino un muhūrta viene liberato in questa vita stessa ed è chiamato Shiva-yogin.

Questo verso e il successivo formano la phala shruti, ossia l’elencazione dei benefici derivanti dalla lettura o dall’ascolto di un particolare testo sacro.

Colui che contempla quanto dichiarato nella Bhāvanopaniṣad per tre muhūrta o due o persino per un solo muhūrta viene liberato in questa vita stessa e tale yogi è chiamato Shiva-yogin.

Un muhūrta equivale a 1/30 di un giorno, cioé 48 minuti.

Il respiro si alterna tra le due narici generalmente per 90 minuti in condizioni normali, con circa 12-15 atti respiratori al minuto.

Nel più alto livello di meditazione, la frequenza respiratoria scende a due o tre respiri al minuto.

Simultaneamente, a causa dei modelli di respirazione lenti e profondi, la kuṇḍalinī dell’aspirante si risveglia.

Egli rinuncia a ogni dualità perseguendo la via di Brahmavidyā.

Anche se Śrī Vidyā è anche conosciuto come Brahmavidyā, il primo termine è leggermente diverso dal secondo.

Inizialmente Śrī Vidyā si basa sulla pratica di pūjā e japa, finché l’aspirante acquisisce completa conoscenza di Lei, Lalita Mahatripurasundari.

Una volta che la sua mente è satura della Sua presenza, la Grazia scende su di lui come Śaktipāta.

Alla fine di Śrī Vidyā, un sincero aspirante sperimenta Śaktipāta.

Questa è l’essenza di Bhāvanopaniṣad.

Bhavana Upanishad – Sutra 36

कादिमतेन अन्तश्चक्रभावनाः प्रतिपदिताः ||

Traslitterazione

kādimatena antaścakrabhāvanāḥ pratipaditāḥ ||

Traduzione

Questi pensieri sul centro del chakra sono stati discussi secondo i principi della scuola Kadi.

La spiegazione di Bhāvanopaniṣad è basata su kādi vidyā ovvero su quel Pañcadaśī mantra che inizia con (क) “ka”:

क ए ई ल ह्रीं ।
ह स क ह ल ह्रीं ।
स क ल ह्रीं ॥

ka e ī la hrīṁ |
ha sa ka ha la hrīṁ |
sa ka la hrīṁ ||

Questa Upaniṣad insegna la meditazione interiore basata sui chakra.

La meditazione da sola non basta: il viaggio spirituale inizia con i rituali, comprendendone appieno le implicazioni.

Il passo successivo consiste nel visualizzare questi rituali attraverso la contemplazione.

Bhavana Upanishad – Sutra 37

य एवं वेद सोथर्वशिरोधीते | इत्युपनिशत् ||

Traslitterazione

ya evaṁ veda so’tharvaśiro’dhīte | ityupaniśat ||

Traduzione

Chiunque lo sappia è uno studente degli Atharvashira. Così dice l’Upanishad.

Si dice che colui che comprende l’insegnamento di questa Upaniṣad sia in grado di padroneggiare l’Atharva Veda, entro cui questa Upaniṣad rientra.

Riflessioni su Antar yaga

La verità che porta alla pace è offerta come oblazione a Lalita Parameshwari.

La capacità dei vari strumenti della Conoscenza, sia interni che esterni, di percepire l’unità di tutto viene offerta come avahana o invocazione a Lalita Parameshwari.

La percezione di tale unità all’esterno, all’interno e in ogni luogo, è offerta come Asana o seggio a Lalita Parameshwari.

L’unità di Shiva (Prakasha) e Shakti (Vimarsha) è offerta come padya o acqua per lavare i piedi di Lalita Parameshwari.

L’esperienza dello stato cristallino della realtà è l’aspetto seduto di Kameswara come snana o acqua per il bagno di Lalita Parameshwari.

La fermezza della mente e il completo controllo della mente in ogni atto sono offerti come fiori a Lalita Parameshwari.

La continua esperienza di tutti questi atti e lo stato di non-dualità che ne risulta è offerta come dhupa o incenso alla Madre.

Il controllo del respiro e le conseguenti percezioni nel campo della coscienza è offerto come luce a Lalita Parameshwari.

Il movimento del prana da Brahmarandhra a Muladhara e ritorno è offerto come pradakshina alla Madre.

Il quarto stato oltre i tre stati di coscienza jagrat, svapna e sushupti è offerto come saluto o namaskara a Lalita Parameshwari.

La nozione che la verità esiste da sola ed è indifferente a qualsiasi atto da fare o da non fare è offerta come fuoco sacrificale o Homa.

Questo il metodo di adorazione, chiamato antar yaga, prescritto dalla Bhavanopanishad, garantisce completa liberazione al sadhaka.

Articoli precedenti sull’argomento

Traduzione e adattamento di Papamystic per Suryanamaskara

Fonti