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Uno sguardo alla scienza vedica dei Ganita Sutra

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Swami Bharati Krishna Tirtha
La profonda conoscenza matematica contenuta nei Veda è stata riportata alla luce da Jagadguru Swami Bharati Krishna Tirthaji Maharaj, Shankracharya di Sharada Pitha e Govardhana Matha di Puri, Orissa, che dopo anni di duro lavoro e disciplina (sadhana), ha decodificato dall’Atharvaveda 16 Sutra (aforismi) principali e 13 Upasutra (sutra ausiliari). Questi Ganita Sutra coprono tutti gli aspetti della scienza matematica in profondità. Swami Bharati Krishna Tirthaji scrisse sedici volumi su questi sutra, i cui manoscritti, però, sono andati persi, per cui, durante i suoi ultimi giorni, quando la sua salute stava venendo a mancare e la sua vista era debole, egli riscrisse un testo introduttivo del soggetto, prima di raggiungere il Mahasamadhi (l’abbandono volontario del corpo fisico quando si realizza che il proprio tempo è finito) nel 1960. Nel 1965, dai suoi manoscritti fu compilato e pubblicato un libro dal titolo “Vedic Mathematics or Sixteen Simple Mathematical Formulae from the Vedas”. Questo libro, che riporta la conoscenza matematica vedica a disposizione della comunità umana, ha attirato l’attenzione di molti indiani e stranieri, facendo aggrottare più di un sopracciglio nella comunità matematica occidentale, dal momento che il suo testo contiene dei metodi la cui semplicità e perfezione rasenta la magia.
Ispirato da questo libro, un altro studioso indiano, Sant Kumar Kapoor, con la benedizione divina di Yogiraj Sri Sripad Babaji e Maharishi Mahesh Yogi, ha iniziato a lavorare su aspetti fondamentali della struttura matematica della letteratura vedica. Il suo lavoro dimostra che l’alfabeto devanagari e le scritture vediche sono matematicamente organizzate, che il potenziale dei Ganita Sutra di Swami Bharati Krishna Tirthaji è molto superiore a quello che appare nel libro tratto dai suoi manoscritti, che la struttura matematica dei Ganita Sutra è simile a quella del Samaveda, e che in sostanza i Ganita Sutra sono in tutto e per tutto una scrittura vedica.
Un aspetto molto importante del suo lavoro consiste nell’ipotesi della esistenza di un continuum di spazi geometrici reali di dimensioni superiori.
Gli studi del Dr. S .K. Kapoor rivelano che la conoscenza e l’organizzazione della conoscenza sono due discipline distinte. I principali risultati delle sue ricerche hanno delle implicazioni vaste e profonde.

  • Esistono spazi dimensionali reali di ordine superiore allo spazio tridimensionale della nostra realtà quotidiana.
  • Spazi dimensionali di ordine 4, 5 e superiori non solo erano noti ai veggenti vedici ma sono stati appunto utilizzati da loro per l’organizzazione della conoscenza vedica.
  • L’alfabeto devanagari utilizzato dalla lingua sanskrita è una struttura tipica di uno spazio di ordine 4 (quadridimensionale). Le lettere dell’alfabeto devanagari, le loro forme, formulazioni, combinazioni e regole, sono appunto matematica.
  • La Rigveda Samhita è il più antico testo scritto del genere umano. Il formato organizzativo di questa raccolta (Samhita) di inni è quello di uno spazio geometrico reale di ordine 6. La conoscenza vedica riconosce come unità di misura i corpi regolari dei primi sei spazi dimensionali reali.
    Notazione simbolica in geometria vedica
    Il formato organizzativo della Bhagavad Gita (proprio di uno spazio di ordine 6) risulta essere di primaria importanza in quanto coincide da un lato con il formato organizzativo del corpo umano e dall’altro lato con il formato del Sole.
  • Brahma, Shiva, Vishnu (cioè la Trinità degli Dei) sono rispettivamente i signori degli spazi dimensionali reali di ordine 4, 5 e 6.
  • Il continuum geometrico è espresso come strato manifestativo o strato fenomenico composto da 4 componenti consecutive. Uno strato manifestativo di ordine n può essere rappresentato come sotto:
    primo componente secondo componente terzo componente quarto componente
    Dimensione Struttura Dominio Origine
    (n-2) (n-1) n (n+1)

    La trascendenza da strato manifestativo ad un altro darà origine ad un processo in cinque fasi all’interno della configurazione detta Pancha Mahabhuta.

    strato manifestativo Dimensione Struttura Dominio Origine
    n (n-2) (n-1) n (n + 1)
    (n + 1) (n-1) n (n + 1) (n + 2)

    La transizione da uno spazio all’altro lo spazio si deve avere in termini di sblocco dei punti di origine di tutte le quattro entità della manifestazione.

  • I moderni modelli matematici di transizione dalla retta al piano meritano un serio riesame. In particolare, gli assiomi relativi alle “curve tessellanti lo spazio” e gli assiomi relativi al concetto di “uno senza un predecessore” meritano un’attenta rielaborazione, poiché la loro motivazione risulta essere senza fondamento.
  • Il ruolo dei numeri reali additivi (R, +) e del campo dei numeri reali (R, +, ×), con riferimento alla linea retta, merita di essere differenziato.
  • Il piano necessita di essere studiato come composto da quattro quarti geometricamente distinti. Un piano a una faccia e un piano a due facce sono due configurazioni geometriche distinte.
  • I moderni modelli geometrici di origine e dimensione sono concetti da aggiornare, perché solo la loro comprensione a livello profondo permette la trascendenza agli spazi di dimensione superiore.
  • Il corpo umano è un complesso di diversi strati manifestativi. Lo stato di partenza è lo stato di veglia, che è parallelo all’espressione di uno spazio monodimensionale (il segmento) come dimensione nel dominio tridimensionale. L’esistenza fenomenica si dispiega fino al settimo stato di coscienza, corrispondente allo spazio di ordine 7 considerato come dimensione nel dominio spaziale di ordine 9. Essendo la configurazione dello spazio di ordine 7 il punto di origine dello spazio di ordine 6, il corpo umano, geometricamente, si rivela essere affine all’percubo-6, e questo spiegherebbe come il suono primordiale, le configurazioni planetarie, le oblazioni (Yajna), le penitenze mirate (Tapas), la ripetizione di mantra (Japa) ecc. operano e influenzano precisamente i singoli modelli di esistenza.
    La Bhagavad Gita è una delle scritture fondamentali il cui formato organizzativo ci illustra con precisione la configurazione strutturale dello spazio di ordine 6.
    Formato organizzativo della Bhagavad Gita
  • Le configurazioni organizzative di testi come Ganita Sutra e Maheshwara Sutra, di mantra come Saraswati Mantra e Gayatri Mantra, e la formulazione di Pranava (Om) meritano esplorazioni interdisciplinari.

Le domande che dovrebbero essere affrontate sono:

  • perché la matematica moderna è come bloccata?
  • perché la sua logica si ritrae su se stessa?
  • perché ci sono problemi matematici, nodi logici e blocchi mentali nel moderno approccio matematico?

Alcuni noti problemi della matematica moderna possono essere elencati come segue:

  1. Esistenza di funzioni continue in ogni punto ma in alcun punto differenziabili
  2. Gli ipercubi da 1 a 7 aumentano ma dall’ipercubo 8 in poi diminuiscono
  3. Problema delle curve che riempiono lo spazio
  4. Ipotesi di Riemann
  5. Congettura di Goldbach
  6. Ultimo teorema di Fermat

Si potrebbe intuire che questi problemi esistono a causa degli assiomi accettati dalla matematica moderna, e ci si potrebbe chiedere se la matematica vedica sia in grado di aiutare i matematici moderni a risolvere i loro blocchi mentali e sciogliere i nodi logici.
I concetti di geometria vedica trascendentale elaborati da S. K. Kapoor ci promettono una comprensione geometrica della nostra esistenza fenomenica che trascende il formato tridimensionale che percepiamo nella vita quotidiana nello stato di veglia. Lo spazio a 4 dimensioni e gli spazi ancora superiori, che gli antichi rishi padroneggiavano e della cui conoscenza ci hanno lasciato tracce scritte in testi matematicamente codificati (i Veda), sono nuovi mondi della matematica molto ricchi, che ci possono permettere di sviluppare nuove potenti tecnologie e nuove discipline scientifiche. A questo riguardo egli si permette di dichiarare che “gli oggetti che si manifestano nel cosmo sono sostenuti da un’unica superficie cosmica”.
Kapoor sta tentando di ricostruire la disciplina della geometria basandola su concetti vedici. Egli ha designato questa disciplina come Geometria Vedica. I suoi risultati non solo si pongono sulla traccia aperta da Swami Bharati Krishna Tirthaji Maharaj ma vi aggiungono nuovi sentieri.
Secondo Kapoor la causa dei blocchi mentali e dei nodi logici di cui soffre la matematica moderna e i matematici moderni è il concetto di punto come entità geometrica (monade) che non ammette parti, e il concetto di “1 senza predecessore“. Per ovviare a questo, secondo lui, la matematica moderna ha bisogno dell’aiuto della matematica vedica per passare dalla monade senza parti a alla monade strutturata.
Vi è la necessità per la matematica moderna di un re-indirizzamento per uscire dai blocchi mentali e dalle incongruenze logiche e scoprire tutte le potenzialità della ricchezza strutturale accessibile solo con l’apertura a nuovi concetti. Esiste un parallelismo tra artifici di numeri interi da 1 a 26 e i 26 gruppi sporadici grazie all’interconnessione degli spazi geometrici in un continuum multidimensionale.
I risultati della ricerca ci lasciano intuire che i Veda sono scritti sui raggi del Sole. La scienza vedica è matematica, scienza e tecnologia, è un approccio olistico all’esistenza fenomenica sulla Terra attraverso i raggi del Sole. È grazie a questa visione della natura che i mantra vedici possono essere interpretati come impulsi di coscienza. Questa visione mantiene la continuità della vita all’interno della struttura umana e oltre, attraverso l’intelligenza naturale della mente umana ed i raggi del Sole. Questa continuità e parallelismo permette l’aprirsi di nuovi meravigliosi campi sperimentali della matematica, della scienza e della tecnologia.
I suoni vedici sono vibrazioni multidimensionali generate all’interno della particolare struttura dimensionale di un determinato dominio. Quando questi suoni sono pronunciati, tali vibrazioni, che prima erano come congelate, vengono istanziate, rilasciate e dirette all’obiettivo.
La Rig Veda Samhita è la prima delle scritture vediche. È il primo libro del genere umano. La conoscenza matematica trascendentale precede la composizione della Rig Veda Samhita. Attraverso la conoscenza trascendentale la matematica si è trasformata nella lingua sanskrita, e nel processo ha assunto l’identità dei Veda.
All’interno dei Veda, tutte le discipline del sapere trasformano la propria identità assimilandosi alla singola disciplina della organizzazione della conoscenza in formato geometrico.


Fonti
http://www.vedicganita.org