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Anatomia e fisiologia degli asana – gli asana rilassanti

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ASANA RILASSANTI
makara-asana
II rilassamento, nello yoga, è direttamente collegato alla consapevolezza ed ha per scopo il rallentamento delle tensioni che operano a livello della coscienza (citta). Il concetto di cittavishranti (cioè la tranquillità a livello del la coscienza) è messo in risalto dallo hatha yoga, il quale attribuisce una grande importanza al rilassamento mentale. È risaputo che le tensioni mentali danno origine a tensioni fisiche a livello muscolare. Queste tensioni mentali sono il risultato sia dello stress dovuto all’ambiente esterno, sia dei processi interni del pensiero, i quali agiscono sui muscoli e sui nervi rendendoli più tesi. La tensione muscolare, a sua volta, ostacola il flusso del sangue ed è facilmente causa di stanchezza. La tensione nervosa, infatti, influisce negativamente su tutti gli apparati e fa venir meno l’armonia tra di essi, in quanto il sistema nervoso sotto tensione non è in grado di coordinare adeguatamente le varie funzioni corporee.
Shavasana e makarasana sono le due posizioni dello hatha yoga in grado offrire al corpo il migliore rilassamento, rispettivamente in posizione supina e in posizione prona. Queste posture favoriscono tanto il rilassamento fisico quanto il rilassamento mentale a livello cosciente, se vengono praticate correttamente e con il giusto atteggiamento mentale.
Occorre tenere ben presente che questa condizione di cui stiamo parlando non è soltanto uno stato di riposo del corpo e della mente, ma un rilassamento cosciente. Non si tratta di uno stato mentale inerte o pigro: al contrario, il rilassamento mentale del citta apporta alla persona nuove energie e la rende capace di fronteggiare la faticosa routine del lavoro, nonché i vari stress e le tensioni della vita quotidiana. Una costante pratica di shavaasana è sufficiente a mantenere la mente in equilibrio e a prevenire l’affaticamento mentale.

Shavāsana Shava-asana

Makarāsana Makara-asana

Caratteristiche principali degli asana rilassanti

  1. Shavasana costituisce la posizione più naturale (anatomica) del corpo,il che favorisce innanzitutto il riposo fisico e mentale. Non vi è alcuno squilibrio nei muscoli degli arti, né altrove.
  2. La posizione orizzontale del corpo, adagiato sul pavimento, facilita la circolazione sanguigna. Nessun apparato corporeo è impegnato contro la forza di gravità; ad esempio, anche i muscoli flessori ed estensori possono rilassarsi, in quanto non c’è bisogno di mantenere il corpo in equilibrio vincendo la forza di gravita. Il ritmo metabolico rallenta, ed anche la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca si riducono al minimo, dal momento che non è richiesta molta energia per la circolazione del sangue. La respirazione diviene lenta, profonda, ritmica e prevalentemente addominale: queste caratteristiche del respiro si accentuano a mano a mano che si progredisce nel rilassamento.
  3. Nel riposo ordinario non si ha coscienza della respirazione addominale, ma, nella posizione di shavasana, si concentra l’attenzione sui movimenti dell’addome, quanto meno all’inizio, quando incomincia il rilassamento a livello nervoso. L’addome si innalza quando inspiriamo e si abbassa quando espiriamo. Se questi movimenti non avvengono in modo naturale, si deve correggere opportunamente la propria respirazione in modo da rilassare la muscolatura toracica.
    Nella posizione di makarasana i movimenti della zona lombare inferiore e della parte superiore dei glutei, unitamente al respiro, sono fatti oggetto di attenzione.
  4. Il respiro addominale ha un effetto calmante sul sistema nervoso. Esso aiuta a tonificare gli organi addominali ed elimina eventuali stati di congestione: ha inoltre un’influenza benefica sulla circolazione della zona pelvica e addominale, mentre il diaframma si muove lentamente e senza impedimenti.
  5. Anche prima di concentrarsi sul respiro in questo modo, i muscoli vengono rilassati in maniera cosciente, tutti insieme oppure ad uno ad uno. È possibile sperimentare, stando ad occhi chiusi, la differenza che vi è tra tensione e rilassamento nei muscoli, nelle giunture, negli arti. Si richiede una specie di allenamento, soprattutto all’inizio della pratica, per allentare le tensioni muscolari e per impegnare la mente in modo adeguato, altrimenti essa è sottoposta ai processi del pensiero cosciente che provocano tensioni attraverso la memoria, l’intelletto e l’immaginazione.
  6. Adottando un asana rilassante, è facile praticare la pranadharana, che consiste nell’osservare passivamente l’atto del respiro. Il flusso dell’aria (che penetra nei polmoni durante l’inspirazione e fuoriesce attraverso le narici nell’espirazione) è percepito dal soggetto come se questi fosse un «testimone», come se si trattasse di osservare un’altra persona. Questa consapevolezza del respiro rilassa anche il corpo: il rilassamento è tanto più profondo quanto più ci si dimentica del resto del corpo stesso e dell’ambiente esterno.
  7. Nella tecnica di esecuzione di shavasana sono stati sviluppati vari stadi, secondo il principio «dal livello inferiore a quello più sottile»: infatti il rilassamento al livello del citta non è tanto facile da raggiungere. Ci si allena quindi progressivamente a ritrarre l’attenzione cosciente dagli aspetti più «grossolani» del corpo e a sviluppare via via la consapevolezza delle funzioni più «sottili» del corpo e della mente. Ad esempio, ad un determinato livello di allenamento, viene sviluppata la consapevolezza del contatto dell’aria con le narici. Viene così percepita la sia pur minima variazione di temperatura
    dell’aria inspirata o espirata, a livello della punta del naso. Questo approfondimento della consapevolezza consente alla persona un rilassamento sempre maggiore.
  8. Praticando ciascuno degli stadi menzionati in precedenza, viene sperimentata una riduzione del numero dei pensieri che attraversano la mente. È facile sviluppare l’atteggiamento mentale del «testimone» (sakshivrtti) verso i propri pensieri. In questo modo la persona non è coinvolta in alcun processo mentale, ma si limita ad osservare il flusso dei pensieri attraverso il complesso corpo-mente. Tutto il resto del corpo viene dimenticato, le tensioni si allentano, e ciò aiuta grandemente il rilassamento mentale. Attraverso un allenamento protratto è possibile giungere alla pura contemplazione mentale rivolta all’infinito, allorché la consapevolezza è ritratta da tutti gli organi sensori e motori e centrata sui pensieri. La persona diviene un puro «osservatore» e sperimenta una condizione mentale di «assenza di pensiero» nella quale vengono meno tutte le attività analitiche dell’intelletto.
    Non vi è più alcuna funzione di interpretazione. Questo aiuta la persona, durante la pratica (anche di altri asana) a tenere la mente concentrata sull’infinito e ad abbandonare ogni sforzo, ogni funzione motoria. Se la coscienza (citta) si rilassa in shavasana, allora il suo contatto con gli organi sensori e motori si indebolisce progressivamente ed infine viene meno del tutto. Ciò dona al praticante una momentanea esperienza del samadhi.
    Questa dissociazione funzionale del citta dagli organi è denominata pratyahara. La posizione di shavasana aiuta a realizzare il pratyahara e predispone alle pratiche yoga più elevate.
  9. Sebbene i sedativi e i tranquillanti provochino un’evidente sensazione di rilassamento, questo è solo temporaneo. L’azione chimica di tali farmaci consiste nell’inibire o bloccare i meccanismi nervosi ad un determinato livello, ma le tensioni e i disturbi mentali permangono, e quando cessa l’azione del farmaco riprendono ad agire come prima. In effetti si può creare un vero e proprio stato di dipendenza da questi psicofarmaci. In una certa misura, ciò vale anche per il rilassamento indotto con mezzi ipnotici. La tecnica del rilassamento yogico sembra permettere alle tensioni di manifestarsi in una condizione
    non-attiva: in questo modo esse trovano una via di sfogo senza provocare disturbi alla persona. La tranquillità e la pace mentale che invadono il soggetto dopo un tale rilassamento sono di natura durevole.

Tratto da :M. M. Gore – Anatomia e fisiologia delle tecniche yoga – PromolibriM. M. Gore – Anatomia e fisiologia delle tecniche yoga – Promolibri