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Sankhya, una visione olistica che riconcilia scienza e spiritualità

Papamystic 0

Maharishi Kapila

La scienza vedica contenuta nella filosofia Sankhya riesce a riunificare gli opposti concetti di materialità e spiritualità, dimostrando, con l’uso di una matematica combinatoria di numeri interi, che l’intera manifestazione cosmica non è che un immenso ologramma autocosciente.

I Veda hanno attratto la curiosità umana in tutti i luoghi e in tutti i tempi.
Il solo fatto che così tanti intelletti si siano dedicati a comprendere il loro significato è un tributo a questa immensa opera, sebbene così tanti abbiano fallito nel concordare quale fosse la sua reale natura. Tra chi cantava entusiasta le sue lodi al cielo e chi la condannava come raccolta di giaculatorie insensate, nessuno ha capito che il sanscrito – la lingua in cui i Veda sono scritti – contenuto in quei mantra doveva essere letto e decodificato a livelli superiori, rigorosamente matematici.
Gli studiosi occidentali che finora si sono cimentati nella traduzione dei Veda non hanno riconosciuto il loro contenuto scientifico perché non hanno considerato che la lingua sanskrita si presta bene ad esprimere concetti scientifici matematicamente complessi in versi da imparare a memoria.
Una erronea stima in 6000 anni per la loro origine ha contribuito a impedire agli studiosi di intuire il vero significato di alcune parole derivanti da una forma di sanskrito molto più antica, non scritta. Nel sanskrito corrente la parola du:kha ( दुःख ) significa dolore ma nella versione più antica ha il significato tecnico di sollecitazione. Un fatto poco conosciuto ai più è che gli autori di tali creazioni orali si basavano su un processo naturale di esperienza diretta di una informazione come mezzo ideale per comprendere i fenomeni. Oggi con l’uso della grafica computerizzata è possibile creare immagini animate che rendono facile comunicare i concetti più complessi. Nell’epoca Vedica, un sistema di comunicazione orale dettagliatamente formulato era usato per produrre in chi ascoltava un preciso sistema di immagini mentali. In aggiunta a ciascun Veda, gli antichi autori affiancarono quattro trattati denominati Pratisakhya, contenenti regole su aspetti fonetici, permutazioni e combinazioni di lettere, particolari caratteristiche della pronuncia. I versi erano strutturati secondo sei tipi di parametri: rima, ritmo, tono, inflessione, enfasi, significato onomatopeico. Applicando tali fattori simultaneamente a ciascun gruppo di versi mediante il processo Siddhi di sincronizzazione in uno stato coerente, una esperienza reale sorgeva nello spazio mentale. Quello stato oscillatorio coerente e stazionario denominato Dharma Megha Samadhi permetteva di comprendere in modo inequivocabile il significato che l’autore dei versi cercava di trasmettere.
Pochi hanno avuto la pazienza di affrontare questo complesso processo di decodifica, tra questi Swami Vivekananda, Sri Aurobindo, Lokmanya Tilak e Jagadguru Bharati Krsna Tirtha, i quali hanno capito che i Veda contengono una teoria assiomatica dell’Universo molto avanzata, che opera in base ad un principio olistico-olografico grazie al concetto di Maya inteso non come illusione ma come rete attraverso cui ogni cosa è connessa ad ogni altra cosa, intendendo “cosa” qualsiasi entità che operi come unità, dal protone all’organismo al superammasso di galassie. Il concetto olografico inesorabilmente riporta all’unità la dicotomia tra materia e spirito, ma per comprenderlo bisogna fare uso di strumenti matematici avanzati – come ad esempio l’Algebra di Clifford – che la fisica mainstream ha solo da pochi decenni scoperto, ma che erano ben noti a chi componeva i mantra dei Veda.
Incuriosito dal fatto che molto spesso le traduzioni di antichi testi vedici mancassero di chiarezza e precisione logica, Lokmanya Tilak, uno studioso indiano di matematica e sanskrito, tentò di stabilire una connessione univoca con la realtà descritta dagli autori antichi. Attraverso le sue due opere, “The Orion” e “The Arctic Home in the Vedas “, rispettivamente del 1893 e del 1903, ha cercato di fornire una spiegazione logica per l’apparente incoerenza di molte traduzioni di testi vedici, in particolare del Rig Veda.
La maggior parte dei traduttori, sia indiani che stranieri, erano del parere che l’orizzonte temporale di importanti eventi vedici fosse l’era post-glaciale o un periodo successivo al 10.000 aC.
Le scoperte geologiche e archeologiche di quel periodo lasciavano intuire che il processo di sviluppo vedico ha avuto inizio solamente più tardi. Come il Lokmanya aveva notato, le informazioni contenute in quelle traduzioni davano luogo a interpretazioni speculative di questi testi che rasentavano il non-senso, se inserite in questo lasso di tempo. Il Lokmanya coraggiosamente spinse indietro la cronologia vedica all’epoca pre-glaciale, basandosi sulla sua competenza in matematica. Ciò sembrava plausibile se si voleva riconciliare logicamente numerosi fatti scientifici esposti nei Veda. Egli ipotizzò che le attuali generazioni dell’umanità fossero composte dai superstiti di una inondazione globale causata dallo scioglimento dei ghiacciai polari in seguito all’inversione del magnetismo terrestre, e che la tradizione brahmanica abbia permesso la rinascita di informazioni trasmesse oralmente, grazie al risveglio della memoria genetica latente attraverso pratiche yogiche. Tale recupero, reso possibile grazie a un linguaggio altamente codificato ed interpretabile a diversi livelli – il sanskrito – è stato un’impresa enorme, e il grado di precisione con cui la conoscenza vedica è stata riprodotta la dice lunga sulla esattezza dei concetti scientifici esposti nei Veda. Inoltre, l’Atharva Veda contiene informazioni su specifiche posizioni stellari che possono conciliarsi solo utilizzando le ipotesi del Lokmanya.
Il primo shloka del Rig Veda teorizza la disponibilità di energia libera in uno spazio non vuoto ma, per logica scientifica vedica, sostanziale, dinamico e olografico. La decodifica di questo shloka delinea la possibilità di innescare nello spazio una reazione espansiva che consente di estrarre una quantità di energia maggiore di quella utilizzata per l’eccitazione.
Rig Veda, Atharva Veda, Bhagavad Gita, Brahmasutra, alcune importanti Upanishad, tutte queste opere puntano chiaramente ad una fonte teorica di base, il Sankhya, identificato inequivocabilmente come base intellettuale, logica e scientifica.
La tradizione scritta e orale vuole che i rappresentanti autentici della dottrina filosofico-scientifica Sankhya siano i tre saggi figli di Brahma (Sanaka, Sanandana e Sanatana Kumara) e il saggio Kapila (il figlio di Kardama e Devahuti), considerato il fondatore della scuola (una delle sei darshana o sistemi di pensiero ortodossi della filosofia indiana).
Il testo più importante oggi esistente è il Sankhyakarika di Ishvarakrishna, contenente teoremi assiomatici di logica codificati in strofe.
La logica del Sankhya considera i fenomeni osservabili come una sequenza di interazioni oscillatorie cicliche e quelli non osservabili come simultanei, coerenti o sincronizzati e pertanto apparentemente statici. Questi ultimi costituiscono uno “stato fondamentale” o “potenziale” verso cui gli eventi interattivi osservabili gravitano fino a raggiungere uno stato di equilibrio dinamico, in uno spazio interamente riempito da componenti elementari cubici in perpetua oscillazione che non possono muoversi l’uno rispetto all’altro, ma attraverso cui solo le oscillazioni possono trasmettersi. Da questa considerazione il Sankhya deriva il principio che non esistono oggetti solidi o forze, ma solo vibrazioni che si muovono da un punto all’altro o che si sincronizzano in forme coerenti apparentemente statiche o “congelate” in una configurazione olografica.
La visione olistica Sankhya è che la sincronizzazione di attività produce l’apparenza di staticità in un ambiente dinamico. Pertanto, se si potesse visualizzare l’Universo stando al di fuori di esso, questo apparirebbe come un soggetto statico o una singolarità, sebbene noi esseri umani, come soggetti capaci di percepire e facenti parte dell’Universo stesso, percepiamo e sperimentiamo la gamma di fenomeni che hanno luogo in esso. Sappiamo che il sole si trova in uno stato dinamico, tuttavia, in virtù del suo agire come una sola unità sincronizzata, esso dà l’impressione di essere ‘solido’.
La logica del Sankhya ipotizza che l’accelerazione improvvisa produce una forza di smorzamento nello spazio che non è stata ipotizzata nella fisica fino ad oggi, sebbene nell’Hamiltoniana di un oscillatore armonico quantistico ci sia un fattore di ripristino arbitrario. La Relatività Speciale prevede che la velocità della luce è un limite che non può essere superato, ma basandosi sul concetto di uno spazio vuoto, non ammette quel concetto di ‘simultaneità’ che in uno spazio sostanziale riempito di “etere” – akasha – permette di comprendere tutta una serie di anomalie, dall’effetto Casimir alla superconduttività, al paradosso EPR ecc. che la fisica mainstream non è in grado di spiegare.
Il concetto scientifico corrente di un spazio vuoto non può logicamente giustificare l’esistenza di qualsiasi proprietà reattiva in esso, né il principio di auto-somiglianza e invarianza di scala a livello fondamentale, la cui matematica esiste per il Sankhya, ma non per la fisica attuale.
Il Sankhya dimostra che un movimento ciclico perpetuo esiste se esiste un equilibrio tra energia in ingresso ed energia in uscita, ossia se la differenza tra i parametri di spazio-tempo è mantenuta in ogni istante pari a zero, e che questa condizione è uno stato interattivo olografico che segue leggi di auto-somiglianza e coerenza in modalità simultanea.
La fisica attuale ha raggiunto un periodo di transizione in cui c’è bisogno di introdurre un nuovo paradigma nel pensiero scientifico. L’uomo ha bisogno di imparare a pensare in modo diverso, e la scienza vedica contenuta nel Sankhya può aiutarlo.

Riferimenti

G. Srinivasan “Secret Of Sankhya:Acme Of Scientific Unification”

http://www.kapillavastu.com
http://hinduonline.co/Scriptures/SankhyaDarshana.html
http://www.vedanta.it/index.php?option=com_content&view=article&id=110&Itemid=421