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Una teoria della coscienza basata sulla luce

suryanamaskara 0

sistema ventricolare cerebrale

All’interno del cervello esistono e sono ipotizzabili delle strutture che hanno la funzione di creare una interfaccia tra una coscienza superiore esterna e la consapevolezza individuale. Queste strutture, attraverso la produzione di radiazione elettromagnetica ultradebole (biofotoni), colmano il divario esplicativo – il cosiddetto “problema difficile” (The Hard problem) – tra i qualia e le reti neuronali.

Il termine luce endogena si riferisce alla emissione di biofotoni da parte delle cellule viventi. Tale fenomeno, che non deve essere confuso con la bioluminescenza, consiste nella produzione di radiazione elettromagnetica altamente coerente, cioè con le caratteristiche della luce laser, nel campo del visibile, ma anche nell’infrarosso e nell’ultravioletto e oltre, da parte del DNA. L’intensità dell’emmissione è molto debole, paragonabile alla luce emessa da una candela posta a 20 km di distanza.
Affinchè possa esistere un sistema a luce endogena fisiologicamente funzionante è necessario che vengano rispettate almeno 4 condizioni:
1) Le cellule siano in grado di emettere segnali luminosi;
2) Che tali segnali luminosi possano essere trasmessi a cellule adiacenti o distanti;
3) Che le cellule siano in grado di ricevere tali segnali;
4) Che le cellule siano in grado di tradurre tali segnali in informazioni.

La prima condizione è ben documentata e dimostrata da studi scientifici tra cui spiccano quelli di Fritz Albert Popp. La seconda condizione può essere soddisfatta sia dalle fibre di collagene, la cui rete costituisce circa la metà del contenuto proteico totale di un corpo umano, che da altri tipi di fibre, come le matrici intracellulari di elastina e i microtubuli. Per quanto riguarda le condizioni 3) e 4), è ben noto che i fotorecettori retinici sono capaci di ricevere la luce e di tradurla in potenziali d’azione; la fotorecezione retinica rappresenta una specializzazione funzionale per la ricezione di luce in un senso evolutivo nello stesso modo in cui la bioluminescenza macroscopica è una specializzazione funzionale nella emissione di luce: entrambe le specializzazioni devono essersi sviluppate da capacità più rudimentali di cellule meno specializzate. In tale contesto due fatti sono significativi: il primo è che le complesse strutture lamellari di fotorecettori retinici sono cilia altamente specializzate, il secondo è che le cellule ciliate sono abbondanti nelle pareti dei ventricoli cerebrali, e sono configurate in modo da poter scambiare dinamicamente fotoni endogeni ed esogeni in tutti gli spazi del sistema ventricolare cerebrale. L’altra fonte di luce disponibile per interagire con i biofotoni endogeni è la popolazione di fotoni virtuali nello spazio esterno al nostro normale sistema di riferimento corporeo, quella vasta rete virtuale di luce proveniente da tutti i punti dell’universo che costituisce la coscienza sempre presente, sempre intelligente e sempre autorinnovantesi.
Si può quindi ipotizzare che il movimento delle cilia nei ventricoli cerebrali sia coordinato con i tempi di attività neurale in modo che l’emissione di luce endogena sia guidata in schemi risonanti dinamicamente nei ventricoli e nei tessuti circostanti. Tale nesso di luce endogena occupa un certo volume, fino a circa 150 ml spazio ventricolare in un cervello umano, e non è di per sé cosciente, ma, interagendo dinamicamente con la luce esterna, agisce da ricevitore per la coscienza. Il nesso di luce endogena porta dunque un piccolo volume di quella rete fotonica virtuale in contatto con le strutture cerebrali e con il corpo. Solo una piccola parte di questa rete è in grado di essere espressa nel relativamente piccolo volume di un nesso individuale, nello stesso modo in cui il frammento di un grande ologramma conserva un’immagine dell’originale seppur con una minore risoluzione. Il tutto è là fuori in una vasta rete di luce interconnessa contemporaneamente attraversa tutto lo spazio-tempo, in cui risiede l’unità della coscienza intelligente che è il sostrato dell’universo e che potrebbe essere denominata ‘Coscienza cosmica‘. Possiamo pensare alle nostre coscienze individuali come frammenti dell’ologramma universale, come gocce di un oceano di coscienza grande quanto l’intero universo. Tali gocce sono rappresentate nel cervello dal nesso di luce endogena che crea un’interfaccia attraverso cui una piccola parte della coscienza intelligente onnipervadente interagisce e influenza gli eventi neurali, che a loro volta creano la percezione, il pensiero, il comportamento.

La luce è un’antica e pervasiva metafora spirituale

Luce Interiore
La Luce di Dio
La luce del mondo
Esperienza di Luce Bianca
Luce Eterna
Illuminazione
Figli della Luce
Che Luce Sia

Alcune persone che hanno esperienze di pre-morte (NDE, acronimo di Near Death Experience) riferiscono di aver percepito una Luce Chiara o Luce Bianca, che identificano con Dio. Sulla base delle tradizioni spirituali e delle testimonianze di episodi di NDE possiamo fare alcune ipotesi:

Ipotesi 1 – La Coscienza cosmica esiste, è auto-consapevole, ed è in qualche modo identificabile con una luce.
La luce ha delle caratteristiche sconcertanti per la sua dualità onda-particella e per le sue proprietà relativistiche. Il tempo non esiste per la luce. La luce di una stella lontana può viaggiare per secoli prima di cadere sulla retina dell’occhio di un osservatore, ma essa esiste continuamente lungo il suo percorso, e solo per la materia e per la nostra coscienza legata alla materia essa è in un punto in un dato istante e in un altro punto in un istante successivo. Tutto lo spazio-tempo è quindi attraversato da luce proveniente da varie fonti che, nel proprio quadro di riferimento, è presente ovunque simultaneamente in un modello olografico di interferenze di cui noi, limitati come siamo in un punto e in un istante dello spazio-tempo, possiamo cogliere solo un frammento alla volta.

Ipotesi 2 – L’intelligenza divina è una proprietà di tutta la luce dell’universo che esiste simultaneamente nel proprio quadro di riferimento e forma una complessa figura di interferenza olografica in tutto lo spazio-tempo. La nostra coscienza frammentata può talvolta intuire questa simultaneità.
Se dividiamo un ologramma a metà, ciascuna metà conterrà ancora l’intera immagine olografica. Se ripetiamo il processo molte volte, ogni pezzo conterrà ancora l’intera immagine, ma gradualmente la risoluzione dell’immagine diminuirà, perdendo dettagli.
Ora immaginate di isolare un piccolo frammento della struttura olografica in modo che sia distinta dal resto della vasta rete olografica: l’originale non è cambiato, ma una versione molto meno dettagliata dell’originale è contenuta nel frammento.

Ipotesi 3 – Siamo esseri coscienti perché siamo frammenti della Coscienza cosmica. Sperimentiamo auto-consapevolezza, sensazioni, pensieri ed emozioni come proprietà dell’intelligenza divina racchiuse in piccole bolle di intelligenza che sono in grado di abitare la materia fisica correttamente strutturata (cervello ed altre strutture biologiche). Tali frammenti di Dio sono formati dalla stessa luce, ma occupano solo un volume molto piccolo di spazio-tempo, e pertanto sono titolari di una capacità di interpretazione dell’intelligenza divina, e anche se possono avere una rappresentazione completa del modello olografico generale, difettano in dettagli dell’originale.

Ipotesi 4 – I frammenti della Coscienza cosmica interagiscono con la luce endogena nel cervello, creando una sovrapposizione di stati in cui i due schemi olografici possono interagire e quindi modificare dinamicamente l’interazione della luce endogena con i circuiti neurali del cervello. Questo ha diversi effetti:
– La coscienza esterna si interfaccia con e ottiene il controllo dei circuiti neurali risonanti.
– La coscienza esterna riceve e interpreta le informazioni restituite dai circuiti neurali risonanti.
– La coscienza esterna anima il corpo permettendoci di sperimentare la consapevolezza.
– La coscienza è colorata da segmenti sequenziali di luce endogena che hanno una risoluzione più alta e contengono maggiori dettagli.
– Solo quegli aspetti della coscienza per i quali esistono corrispondenti circuiti risonanti neurali sono espressi.

Riassumendo, si ipotizza che i fotoni emessi dalle cellule del cervello vengano guidati verso le superfici dei ventricoli cerebrali, dove interagiscono con le cilia delle cellule ependimali dei ventricoli a formare figure di interferenza negli spazi ventricolari, creando un’interfaccia (un nesso), attraverso il quale una piccola porzione della luce locale è in grado di infondere consapevolezza alle strutture biologiche dell’organismo. Questa ipotesi non è in contrasto con il vasto oceano della scienza vedica dell’introspezione, che in questo piccolo contesto può essere sintetizzato dal

Gayatri Mantra
ॐ भूर्भुव: स्व:
तत्सवितुर्वरेन्यं ।
भर्गो देवस्य धीमहि
धीयो यो न: प्रचोदयात् ।।

Aum Bhur Bhuvaha Svaha
Tat Savitur Varenyam
Bhargo Devasya Dhimahi
Dhiyo Yo Naha Prachodayat
Om! Divina consapevolezza che presiedi ai tre piani di esistenza corporea, energetica e mentale, che splendi come il sole che dona vita, luce e felicità, noi ti rendiamo omaggio affinchè possa guidarci verso l’illuminazione spirituale.


RIFERIMENTI
Endogenous Light Nexus Theory of Consciousness
http://light.simanonok.com/

Caratteristiche dei biofotoni (radiazione cellulare ultradebole)
http://www.omeopatiapossibile.it/ricerca-scientifica/caratteristiche-dei-biofotoni-radiazione-cellulare-ultradebole/

La Teoria dei Biofotoni di Popp
http://www.spaziosacro.it/interagisci/blog/blog2.php/la-teoria-dei-biofotoni-di

BIOFISICA di Fritz Albert POPP
http://www.mednat.org/new_scienza/biofisica_popp.htm

Evidenze sperimentali dei legami esistenti tra l’ emissione ultradebole di fotoni e lo stato funzionale dei sistemi viventi
http://www.medicinealtre.it/1997/aavv-fotoni-4-97.htm

Fotoni e biofotoni
http://biofrequenze.it/fotoni-e-biofotoni/

Qualia
http://it.wikipedia.org/wiki/Qualia

il DNA e’ un sistema biologico ricetrasmittente
http://www.mednat.org/cure_natur/DNA_antenna.htm

Talbot, M. “The Holographic Universe” HarperCollins Publishers, Inc., New York, 1992