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Oil pulling: una antica tecnica ayurvedica?

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virgin coconut oil
Oil pulling è un termine che indica un tradizionale rimedio popolare indiano, ripreso e sviluppato poi come terapia negli anni novanta da un dottore russo di nome F. Karach, che consiste in un risciacquo orale della durata di circa 20 minuti, effettuato con olio biologico e spremuto a freddo di girasole, sesamo o cocco. L’olio di cocco, l’olio di sesamo e quello di girasole sembrano essere gli oli più comunemente utilizzati, ma andrebbero bene anche quelli di olive e di mandorle. Il Dr. F. Karach, che ha introdotto l’oil pulling nel 1992, afferma che potrebbe curare una varietà di disturbi che vanno dalle malattie cardiache ai problemi digestivi ai disturbi ormonali. Egli stesso dichiara che tale pratica lo ha guarito da una malattia del sangue cronica che lo affliggeva da 15 anni e che in tre giorni ha curato la sua artrite, che spesso lo teneva a letto. Egli usa tale metodo nella sua pratica medica con grande successo.
Questi gli effetti benefici di questa pratica:
• Rinforza denti, gengive e la salute orale in generale
• Sbianca i denti, rimuove la placca
• Cura l’artrite
• Migliora la salute dei seni frontali
• Riduce il mal di testa
• Migliora la qualità della pelle e cura le malattie del sangue (alcuni sostengono un miglioramento della psoriasi entro pochi giorni di trattamento)
• Promuove l’equilibrio ormonale
• Riduce le infiammazioni croniche nel corpo.
Insomma una panacea che migliora la salute di tutto l’organismo.
È propagandata come una tecnica di origine ayurvedica tra le più potenti ed efficaci per la disintossicazione del corpo.
Il momento migliore per la pratica dell’oil pulling è al mattino a digiuno, appena svegli. Per accelerare il processo di guarigione, può essere ripetuto tre volte al giorno, ma sempre prima dei pasti e a stomaco vuoto.
Ecco una breve descrizione della pratica:

  • Fase 1: Mettere in bocca da 1 a 2 cucchiai grossi di olio e iniziare a fare un risciacquo, tipo colluttorio, della durata di 8-20 minuti. Dopo questo tempo la soluzione in bocca diventa meno densa perchè diluita con la saliva, mentre il movimento e l’emulsione trasformeranno nel frattempo il liquido in un fluido biancastro.
  • Fase 2: Questo è il momento in cui diventa necessario sputare l’olio, possibilmente nel WC e tirando contemporaneamente l’acqua, in modo da non far sostare quel concentrato di tossicità nella nostra casa, ponendo attenzione nel non ingerirlo, in quanto carico di tossine raccolte dal corpo e fatte spurgare dalle gengive. Tuttavia se per errore ne venisse ingerito un minimo non preoccuparsi. Se la soluzione liquida non ha le caratteristiche di colore e densità indicate, ossia se risulta ancora giallastra e densa, allora significa che è necessario più tempo di risciacquo. In genere è meglio non sbordare troppo oltre i 20 minuti perchè può avvenire anche un fenomeno di “riassorbimento” del materiale divenuto ormai tossico.
  • Fase 3: Una volta sputato il fluido bisogna rimuovere dalla lingua la patina tossica che si è nel frattempo formata con l’ausilio di un raschietto da lingua o un cucchiaio.
  • Fase 4: Appena dopo è consigliato un veloce massaggio delle gengive praticato con il dito indice, seguito da un risciacquo di 10 secondi fatto con acqua e qualche granello di sale oppure con acqua e bicarbonato, unicamente a scopo disinfettante.
  • Fase 5: Opzionalmente si può concludere bevendo acqua o acqua calda per pulire. Oppure, avendo provocato l’aumento del fuoco gastrico (che significa aumento di vitalità, e digestione più forte e veloce del normale) è possibile adesso mangiare o bere.

Da alcuni anni questa pratica è un nuovo “must” per il consumatore di prodotti commerciali cosiddetti naturali. Essa ha la sua origine nell’Ayurveda, ma i suoi benefici vengono gonfiati a dismisura dalla propaganda commerciale, che ne rivendica proprietà disintossicanti tanto miracolose quanto non corrispondenti alla realtà. Vengono propagandati diversi tipi di olio, come l’olio di cocco, che nei testi ayurvedici che trattano l’igiene orale non vengono affatto menzionati, e questo genera come minimo confusione nel “consumatore”.
La tecnica dell’oil polling, che oggi sembra tanto “di tendenza”, non è un trattamento ayurvedico e non ha nulla a che fare con l’Ayurveda. Quando qualcosa è estratta dal suo contesto e applicata senza regole o comprensione, quando si utilizzano azioni o sostanze contraddittorie o controindicate, come può questo essere chiamato trattamento ayurvedico?
Se l’attuale prassi dell’oil pulling è iniziata nel 1992, come è possibile affermare che questo sia un rimedio antico descritto migliaia di anni fa nei classici dell’Ayurveda?
Ecco ciò che si trova nei trayi brihat (i “Tre Grandi” testi classici ayurvedici, Charaka Samhita, Ashtanga Hridayam e Sushruta Samhita):

“Sciacquare la bocca con olio rinforza le mascelle e la voce, sviluppa i muscoli facciali, migliora il senso del gusto e aiuta a percepire i sapori. La persona che pratica questa tecnica non soffre di secchezza della gola né di labbra screpolate, i suoi denti non sono affetti da carie, sono ben radicati, sono meno doloranti, meno sensibili ai cibi acidi e sono in grado di masticare anche gli alimenti più duri.” – Charaka Samhita; Sutrasthanam V: 78-80

Ci sono due pratiche che possono coinvolgere l’olio e la bocca: Gandusha e Kavala – Ashtanga Hridayam: Sutrasthana: XXII: 1-12.

Gandusha

Gandusha è una pratica in cui l’olio riempie completamente la bocca, quindi senza movimenti, dopo aver riscaldato e massaggiato il collo e le spalle, tenendo lo sguardo leggermente verso l’alto, mentre si è seduti tranquillamente in un luogo caldo e soleggiato di primo mattino. L’olio è tenuto in bocca fino a quando la bocca si riempie di kapha, il naso cola e gli occhi lacrimano.
Secondo il Charaka Samhita, gandusha migliora la forza e la salute di viso, mascella, voce, gola, labbra, denti, gengive e tessuti orali in generale. – Charaka Samhita; Sutrasthanam V: 78-80
(Questi sono i benefici indicati nella citazione che più siti forniscono come prova che l’oil pulling sia un’antica pratica ayurvedica, ma in realtà è una citazione che si riferisce alla pratica di gandusha.)
Ci sono quattro tipi di gandusha: tre per mitigare ciascuno dei tre dosha e uno per aiutare a guarire le ulcere orali.
Snigdha gandusha è preparato con olio trattato con sostanze dolci, acide o salate. È usato per placare i disordini vata della testa e del collo.
Shamana gandusha è preparato con sostanze amare, astringenti o dolci e viene utilizzato per placare disturbi pitta della testa e del collo.
Shodhana gandusha è preparato con sostanze acide, salate o pungenti che hanno effetto riscaldante, per placare i disordini kapha della testa e del collo.
Il gusto acido, sebbene di solito aumenti kapha, ha tuttavia la capacità di aumentare le secrezioni orali e questo può aiutare a pulire i condotti locali. Allo stesso modo, il sale può aiutare la purificazione per la sua capacità di ammorbidire masse dure e ridurre il gonfiore. Inoltre, non essendoci deglutizione, questi sapori hanno azione locale, quindi non ci sarà aumento di kapha a livello sistemico.
Ropana gandusha è preparato con sostanze astringenti e amare, per promuovere la guarigione delle ulcere orali.
Gandusha può essere praticato con varie sostanze come olio, ghee, latte, acqua di miele, pappa fermentata, vino, brodo di carne, grano fermentato mescolato con varie sostanze, anche urina animale, per vari scopi terapeutici, ma la maggior parte di queste sono utilizzati per specifici scopi terapeutici, mentre per l’uso quotidiano l’olio è la scelta più appropriata.

Kavala

Kavala è il nome di una tecnica ayurvedica menzionata in testi come Charaka Samhita, Sushruta Samhita, Ashtanga Hridayam, Bhavaprakasha e altri.
Mentre gandusha comporta il tenere un liquido in bocca senza movimento, kavala comporta sciacqui e gargarismi con olio di sesamo tiepido o acqua tiepida fino a quando gli occhi lacrimano e il naso cola (quindi non per 20 minuti). I gargarismi non fanno parte della prassi attuale dell’oil pulling, anzi, un sito web dedicato alla pratica sin dal 2004, sostiene che con l’olio non si devono fare gargarismi.
Kavala è sciacquare la bocca con olio di sesamo tiepido o acqua tiepida fino a quando gli occhi lacrimano e il naso cola (quindi non per 20 minuti). La lacrimazione e la fuoriuscita di muco dal naso sono segni della liquefazione del kapha dosha, essi avvengono in un tempo differente da individuo a individuo, quindi indicano che il trattamento è stato efficace. In Ayurveda esistono precisi segni e sintomi diagnostici di corretto trattamento, così come ci sono determinate sostanze che vengono utilizzate per un trattamento specifico, per determinati soggetti, in particolari condizioni e in specifici periodi dell’anno o del giorno.

Di tutta questa complessità non troverete alcuna traccia in tutti quegli articoli su siti web e blog che non hanno altro scopo che saltare su un carrozzone propagandistico con l’unico obbiettivo di fare marketing di massa per l’ultimo rimedio naturale, disintossicante o di presunte antiche origini, con il risultato di distruggere l’autentica conoscenza dell’Ayurveda e dei suoi principi. Kavala non è solo mettere l’olio in bocca e sciacquare. Ciò che viene propagandato come ayurvedico non lo è affatto poiché non c’è espulsione dei dosha e non viene effettuato alcun pre-trattamento che prepari i dosha ad essere espulsi così come prevede un trattamento di tipo shamana, che ha lo scopo di mitigare la malattia e i suoi sintomi. L’oil Pulling non ha nulla di questa conoscenza ayurvedica. Un’ulteriore prova è che per potersi definire un metodo di pulizia (shodana = pulizia, disintossicazione – come il mondo occidentale ama definire tutto, non shamana = bilanciamento) la tecnica dell’oil pulling dovrebbe prevedere l’uso di sostanze “amare, acide, pungenti e salate”, mentre al contrario è previsto l’uso di olio di cocco, che è dolce, pesante e freddo, qualità opposte a quelle prescritte dall’Ayurveda. Non si può assolutamente fare disintossicazione con una sostanza che è anabolizzante per sua natura.
Inoltre ci sono prescrizioni alimentari che devono essere seguite, tra cui una dieta leggera (laghu ahara), che non ha nulla a che fare con le diete leggere della nutrizione occidentale. Non esisterà mai un blog abbastanza vasto per capire tutti i dettagli sui trattamenti ayurvedici, che sono specifici e centrati sulla persona.
L’Ayurveda non funziona secondo lo stesso paradigma della scienza occidentale, ma ha una visione olistica centrata sulla vita e non sulla fisica newtoniana.
La mente occidentale non sopporta la fatica di affrontare il cambiamento di paradigma necessario per capire l’Ayurveda.
L’Ayurveda è la più antica scienza medicinale conosciuta.
Si tratta di una scienza basata su leggi naturali e il suo scopo è vivere in coerenza con queste regole della natura e del cosmo, per creare l’equilibrio necessario a percepire l’anima immutabile e per riconoscerla come il proprio vero sé.
Non è una teoria, né una congettura filosofica o l’ultima moda americana destinata a tramontare dopo pochi mesi.
L’Ayurveda è una scienza collaudata da oltre 10.000 anni per il bene del genere umano ed è non-confessionale ed universale.
Non è solo indiana: funziona ovunque sul pianeta, se se ne comprendono le basi e le si applicano correttamente.
È comodo estrarre dal contesto ayurvedico il concetto di “Oil Pulling” per commercializzare e vendere il nostro olio di cocco ad un prezzo così alto che dovrebbe essere stato spremuto tra le cosce di una vergine.virgin coconut oil
L’Ayurveda non funziona in questo modo.
Lo sciacquare la bocca con olio ha senso se congiunto ad uno stile di vita ayurvedico, altrimenti non è altro che una moda salutistica per borghesi annoiati.
L’Ayurveda non è un insieme di trattamenti generalizzati che vi faranno sentire più alla moda e, forse, vi faranno sentire meglio, ma un sistema di vita con alle spalle una profonda conoscenza su chi deve fare cosa, quando, come e perché.
L’Ayurveda non è una pillola.
Se si continua a mangiare cibo inadeguato e condurre uno stile di vita squilibrato, fare un trattamento ayurvedico è semplicemente ridicolo.
Kavala deve essere utilizzato secondo il bisogno dell’individuo prima di tutto. Kavala è un effettivo trattamento in Ayurveda, molto di più che mettere olio in bocca e sciacquare. È usato per attenuare il kapha nella bocca, si applica anche ad altre malattie della testa e della gola, ma è utilizzato principalmente per “la pulizia della bocca, la sete (trsna, che è una malattia in Ayurveda), la perdita del senso del gusto (arruchi, un’altra malattia), per malattie dei denti, e dona leggerezza in bocca”, riferisce la Bhavaprakasha, Capitolo 5.31 – 35. Bhavaprakasha è un testo ayurvedico del 14° secolo. Kavala non purifica il fegato più di quanto vi faccia un pedicure o dia la cera alla carrozzeria della vostra auto.
Per l’uso quotidiano viene fatto con olio di sesamo tiepido, non olio di cocco, perché l’olio di cocco è pesante, dolce e freddo, quindi creerà più kapha.

Qualità di Kapha
स्निग्ध: शीतो गुरुर्मन्द: श्लक्ष्णो मृत्स्न: स्थिर: कफ: ॥
snigdha: śīto gururmanda: ślakṣṇo mṛtsna: sthira: kapha: ||

Snigdha – oleoso, untuoso
Sheeta – freddo
Guru – pesante
Manda – dolce, viscoso
Shlakshna – liscio, chiaro
Mrutsna – viscido, gelatinoso
Sthira – stabile, immobile.

Kapha è pesante, oleoso, fresco, statico, morbido, stabile, lento.

Ashtanga Hridayam Sutrasthana Capitolo 1 v. 12

Usare olio di cocco, che è pesante, dolce e freddo, aggraverà il bodaka kapha (il kapha nella bocca, cioè la saliva). Lo squilibrio può apparire come aumento della viscosità della saliva, alito cattivo, perdita del gusto, congestione sinusale, raffreddore, mal di testa, insonnia, problemi ai denti e alle gengive.
Dal momento che la bocca è il sito di bodaka kapha, è sconsigliato l’uso quotidiano di olio di cocco, specialmente in primavera e soprattutto nelle giornate nuvolose, nebbiose o di pioggia o comunque in assenza di sole.
Kavala è consigliato per alcune malattie di collo, testa, orecchie, bocca e occhi, salivazione eccessiva, malattie della gola, secchezza della bocca, nausea, torpore, anoressia e rinite.

Possibili benefici reali dell’oil pulling

Alcuni sostenitori dell’oil pulling sostengono che ciò che viene sputato fuori dopo la pratica ha un colore bianco a causa delle tossine che vengono estratte dalla bocca. Tuttavia, ciò è dovuto semplicemente all’emulsionamento di saliva e olio, e sebbene ci possano essere frammenti di placca o batteri, è una forzatura affermare che la miscela sputata è bianca a causa delle tossine. Sebbene sia probabile che qualche frammento di placca venga distaccato nel processo, questo non significa che l’oil pulling possa sostituire la normale igiene dentale.
Pochi sono gli studi scientifici sui benefici di questa pratica: uno sugli effetti dell’oil pulling per 45 giorni, che conclude che la pratica ha la capacità di ridurre placca e gengiviti (http://www.johcd.org/pdf/Effect_of_Oil_Pulling_on_Plaque_and_Gingivitis.pdf). Un altro piccolo studio afferma che una pratica 10 minuti al giorno con olio di semi di sesamo può ridurre la presenza di Streptococcus mutans (microrganismo correlato alla produzione di placca) entro due settimane (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18408265).
L’olio è viscoso, e tirandolo ripetutamente attraverso i denti, sottopone i muscoli orali ad un esercizio che aumenta il flusso locale di sangue, contribuendo a migliorare la salute di quei tessuti.
L’aumento del flusso di sangue nella zona e dell’efficacia della rimozione delle sostanze di rifiuto potrebbe anche servire a stimolare le secrezioni del naso o della bocca. Poiché lo sciacquare la bocca con olio aumenta il flusso di sangue ai tessuti orali, ci si aspetterebbe una risoluzione di infiammazioni e una riduzione del ristagno di sangue nel cavo orale, nei seni frontali, in mandibola, gola, occhi, parti laterali della testa.
Sarebbe interessante verificare l’effetto della pratica sul mercurio delle amalgame dentarie, o sulla fermezza delle corone, o sulle infiammazioni croniche.
È dimostrato che queste ultime provocanno un aumento dei livelli di proteina C-reattiva (CRP), proteina associati ad un aumento del rischio di malattie cardiache. La risoluzione di una infiammazione latente riduce i livelli di CRP, che a sua volta riduce il rischio di malattie cardiache, artrite, e migliora le condizioni del sistema immunitario. Secondo le tradizioni mediche orientali, tutti gli organi sono rappresentati sulla lingua, quindi è teoricamente possibile che l’esercizio della lingua durante la pratica dell’oil pulling avrebbe un effetto “riflessologico”, beneficiando gli organi che hanno quel legame sottile con la lingua. Questa però sembra essere una possibilità molto indiretta, e certamente difficile da provare.
Comunque è possibile che l’oil pulling possa apportare benefici alla salute generale, e forse si può includere tale pratica nella routine quotidiana di uno stile di vita ayurvedico (dinacharya).
Quanto alle tanto decantate proprietà disintossicanti dello sciacquare la bocca con olio, la pratica ayurvedica del panchakarma – che affronta l’infiammazione e la salute dei tessuti di tutto il corpo, è assolutamente un approccio più approfondito alla disintossicazione.

Sitografia

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http://www.naturalnews.com/026669_oil_SAMe_pulling.html
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http://www.coconutresearchcenter.org/article%20oil%20pulling.htm

Bibliografia

Charaka Samhita; Sutrasthanam V: 78-80
Charaka Samhita Chikitsa Sthana Ch 26 Trimarmia: Disturbi degli Organi Vitali, sezione dedicata al trattamento dei disturbi della bocca.
Ashtanga Hridayam Sutrasthana 2, Chapter 22 Gandushavidya: Norme di Ritenzione Orale etc.
Bhela Samhita Chapter 21: Disturbi della Testa
Bhavaprakash Chapter 5.31 – 35
Ashtanga Hridayam: Sutrasthana: XXII: 1-12

  1. Agostino Agostino

    Complimenti per l’articolo, altamente professionale.

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