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La dottrina dei cinque kosha

suryanamaskara 0

I cinque kosha
Per millenni gli yogi hanno detto che l’essenza dell’uomo va ben oltre ciò che l’occhio può percepire. Siamo consapevoli di noi stessi attraverso la capacità di pensare e di conoscere, ma la nostra esistenza è molto più che la materia e l’intelletto. Se fossimo in grado di sperimentare il corpo e la mente attraverso i nostri occhi sottili, se potessimo percepire il corpo dietro il corpo e la mente dietro la mente, che cosa vedremmo?
Prima di tutto potremmo vedere la struttura energetica di fondo, che dà vita al corpo fisico, poi potremmo percepire l’intero processo della motivazione delle nostre azioni ​​guidato dalla mente e dal pensiero. Dietro quella mente vedremmo il funzionamento di un tipo superiore di mente, ciò che noi chiamiamo intuizione. E al di là dell’intuizione potremmo sperimentare la realtà assoluta della nostra esistenza.

I cinque involucri

Il Vedānta descrive l’uomo come composto da cinque aree di esistenza, definite pancha kosha. La traduzione generale di kosha è fodero, guaina, involucro, e pancha significa cinque. Ogni kosha è indicativo di una particolare sfera di esistenza e maya ha l’accezione di ‘composto da’.

  • Annamaya kosha, il primo involucro, è composto di anna o cibo. È il corpo fisico, la cui esistenza dipende dal cibo, dall’acqua e dall’aria respirata.
  • Pranamaya kosha, il secondo kosha, è l’involucro delle forze vitali (prana).
    La sua struttura comprende i centri energetici (chakra), che ricevono, assimilano ed esprimono l’energia della forza vitale. Da questi il prana viene distribuito a tutto il corpo attraverso la rete delle nadi.
  • Manomaya kosha, il terzo, è composto di manas o mente, ed è definito come corpo mentale in quanto si esprime sotto forma di pensiero.
  • Vijnanamaya kosha, il quarto, è composto di conoscenza interiore o intuizione. È detto anche
    intelletto o coscienza (buddhi), è la facoltà discriminativa, l’intuizione della realtà fondamentale che sta alla base del mondo visibile.
  • Anandamaya kosha è l’esperienza sublime di ananda o beatitudine. È il corpo trascendente, spirituale, il più vicino al Sè (Atman).

Le quattro categorie della mente – conscio, subconscio, inconscio e superconscio, sono esperite in un particolare kosha, e ogni categoria della mente e del corpo è composta dal materiale di quel kosha.
Tutti i kosha sono strettamente collegati e si influenzano e interagiscono continuamente tra loro.
Pranamaya kosha è l’anello intermedio tra conscio e subconscio. Vijnanamaya kosha è il legame tra subconscio ed inconscio. Questi cinque kosha costituiscono la totalità di ogni essere umano, e il corpo fisico è solo una frazione della nostra gamma totale di esperienza.

Kosha Dimensione psicologica Stato di coscienza Consapevolezza
Annamaya Kosha (involucro di cibo) Mente Conscia Stato di veglia Consapevolezza del corpo fisico
Pranamaya Kosha (involucro di prana) Consapevolezza delle funzioni fisiologiche (es. digestione, circolazione)
Manomaya Kosha (involucro mentale) Mente Subconscia Stato di sogno Consapevolezza dei processi mentali ed emotivi
Vijnanamaya Kosha (involucro dell’intuizione) Consapevolezza delle dimensioni psichiche e causali
Anandamaya Kosha (involucro di beatitudine) Mente Inconscia / Mente Superconscia Sonno Profondo / Stato Meditativo Incoscienza / Consapevolezza Trascendentale

Nella pratica di Swara yoga, quando si cerca di sentire il respiro fisico nel naso e di agire in conformità con il flusso dello Swara, si sta utilizzando la mente cosciente e il corpo fisico o annamaya kosha.
Nella pratica di Pranayama, il controllo del respiro e del flusso pranico stimola pranamaya kosha.
La pratica di Dharana (concentrazione) utilizza manomaya kosha.
La pratica di trataka risveglia vijnanamaya kosha.
Per influenzare anandamaya kosha non è necessaria alcuna meditazione perché in questo kosha c’è solo una traccia di consapevolezza ordinaria.
Nella prima fase delle pratiche yoga si risveglia la consapevolezza di pranamaya kosha, il collegamento diretto tra mente e corpo, annamaya e manomaya kosha, e si entra in dimensioni di esistenza più sottili. Più tardi, quando la consapevolezza si muove in manomaya e vijnanamaya kosha, le pratiche iniziano a rivelare le loro implicazioni.

Evoluzione attraverso i kosha

Durante le diverse incarnazioni, la coscienza si evolve in contemporanea con le capacità fisiche e mentali attraverso cui sperimenta la vita. Qui non ci si riferisce alla teoria di Darwin dell’evoluzione naturale delle specie. Evoluzione qui significa l’ascesa e l’espansione della coscienza. Per mezzo della materia la coscienza si evolve e va oltre la materia, per cui l’evoluzione è un processo di trasformazione. La nostra vita ordinaria dipende dalle leggi della natura, ma una volta che, per mezzo della pratica dello yoga e della corretta introspezione, entriamo nella sfera dell’esperienza umana con l’intento di ricercare la fonte e il significato dell’esistenza, una nuova facoltà di consapevolezza si apre. È questa consapevolezza che ci permette di accelerare il processo della nostra evoluzione.
Nel corso del tempo, la materia si evolve in energia e poi in pura coscienza.
Il cervello umano non si è ancora completamente evoluto perché solo una piccola parte di esso è in funzione cosciente.
È un fatto fisiologico che la parte istintiva del cervello è in uso costante, mentre le regioni frontali superiori vengono usate raramente. Lo scopo dello Yoga è di attivare questi centri dormienti. In termini di evoluzione, le nostre menti sono ancora assorbite in annamaya kosha, il regno della materia, mentre i centri cerebrali superiori, collegati ai kosha più sottili, sono scarsamente attivi. Finora, la scienza ha saputo dire poco circa le «aree silenti del cervello e sta appena diventando consapevole di tutti i diversi ambiti in cui esso può funzionare.
L’uomo deve attivare pienamente le aree silenti del suo cervello, non c’è dubbio. Questo è il processo di evoluzione, e può essere accelerato solo da un sistema scientifico. Una totale trasformazione può avvenire in una sola vita se si è costanti nella pratica dello yoga. Proprio come l’acqua viene trasformata in vapore mediante l’applicazione di calore, la mente grossolana può essere trasformato in pura coscienza dal ‘fuoco dello yoga’.
Le tecniche dello yoga ristrutturano il sistema corpo-mente, in modo che il prana possa fluire liberamente senza ostacoli. Il prana personale deve essere portato a un livello energetico superiore. Solo in questo modo siamo in grado di risvegliare le aree dormienti del cervello.
L’evoluzione è l’ascesa della coscienza individuale dal regno materiale ai livelli più sottili e superiori di esistenza in cui la mente diventa introversa ed intuitiva e si estende da annamaya kosha a vijnanamaya o addirittura anandamaya kosha.
Questo è l’obiettivo dello Yoga, nient’altro. Pertanto, dobbiamo capire questa scienza degli antichi rishi, interpretarla correttamente e integrarla nella nostra vita quotidiana, in modo che anche noi possiamo condividere le loro realizzazioni.

Origini della dottrina dei cinque kosha

L’indagine sulla natura umana comincia in epoca vedica. La Taittirîya-upanishad, uno dei primi scritti che presenta un metafisica sistematica, descrive dettagliatamente i cinque atman, «Sé», di cui è costituito l’individuo e ciascuno dei quali è “riempito” da quello più interno; tali atman (poi denominati kosha, «guaine», «involucri») devono essere gradualmente eliminati per conseguire la consapevolezza dell’Atman / Brahman.

Taittiriya Upanishad, 2° Valli, 1°-5° Anuvaka

Om. Colui che conosce Brahman raggiunge il Supremo. A questo proposito, questo mantra si recita: Colui che conosce Brahman, che è la Realtà, Conoscenza e Infinito, nascosti nel profondo del cuore e nei più alti Cieli, lui, essendo uno con il Brahman onnisciente, gode contemporaneamente tutti i desideri. Da questo Atman è sorto l’Akasha, dall’Akasha l’aria, dall’aria il fuoco, dal fuoco l’acqua, dall’acqua la terra, dalla terra le erbe, dalle erbe il cibo, dal cibo l’uomo. L’uomo, in verità, consiste dell’essenza del cibo. Questo è davvero il capo, questo braccio destro è la destra, questo braccio di sinistra è la sinistra, questo tronco è il suo corpo, questo supporto sotto l’ ombelico è la sua coda. A tal riguardo c’è il seguente mantra:

Dal cibo, in verità, sono prodotte tutte le creature che vivono sulla terra. Esse vivono invero di cibo e al cibo, alla fine, tornano. Il cibo infatti è la prima delle cose create, quindi, è chiamato il rimedio universale.
Coloro che adorano il cibo come Brahman ottengono ogni alimento. Il cibo è davvero la prima delle cose create e perciò è chiamato il rimedio universale. Dal cibo tutte le creature nascono: in grazia del cibo crescono. Perché è mangiata da esseri e perché mangia gli esseri, per questo è chiamato il cibo.
In verità, diverso da questo, che consiste l’essenza del cibo, ma all’interno di essa, è un altro sé, che consiste del respiro vitale. In questo modo il primo è riempito. Anche questo ha la forma di un uomo. Come la forma umana del primo è la forma umana di quest’ultimo. Prana, infatti, è il suo capo, vyana è la sua ala destra; apana è la sua fascia sinistra; Akasa è il suo tronco, la terra è la sua coda, il suo sostegno. A tal riguardo c’è il seguente mantra:

Gli dèi respirano in conseguenza del prana, e così anche gli uomini e le bestie. Il prana è la vita delle creature, er questo è chiamato la vita universale. Coloro che adorano il prana come Brahman ottenengono una vita piena. Il prana è la vita delle creature, per questo è chiamato la vita universale.
Questa guaina del Prana è l’anima incarnata della guaina fatta di cibo. In verità, differente da questa guaina, che consiste dell’essenza del prana, ma all’interno di essa, è un altro sé, che consiste della mente. In questo modo il primo involucro è riempito da questo. Anche questo ha la forma di un uomo. Come la forma umana del primo è la forma umana di quest’ultimo. Il Yajurveda è la sua testa, il Rigveda è il fianco destro, il Samaveda è il fianco sinistro, l’insegnamento dei Brahmana è il suo tronco, gli inni di Atharva e Angiras sono la sua coda, il suo sostegno. A tal riguardo c’è il seguente mantra:

Chi conosce la Beatitudine del Brahman, da cui tutte le parole insieme con la mente si allontanano, non ha alcun timore.
Questa guaina della mente è l’anima incarnata della prima. In verità, diverso da questa guaina, che consiste dell’essenza della mente, ma all’interno di essa, vi è un altro sé, che consiste dell’intelletto. In questo modo il primo è riempito. Anche questo ha la forma di un uomo. Come la forma umana del primo è la forma umana di quest’ultimo. La fede ne è la testa, la giustizia è il fianco destro, la verità è il fianco sinistro, la concentrazione il suo tronco, Mahat è la coda, il suo sostegno. A tal riguardo c’è il seguente mantra:

L’intelletto compie il sacrificio, ma compie anche tutte le azioni. Tutti gli dei adorano l’intelletto, che è il più anziano, come Brahman. Se un uomo conosce l’intelletto come Brahman e se non se ne allontana, egli lascia dietro di sé nel corpo tutti i mali e raggiunge tutti i suoi desideri.
Questa è l’anima incarnata del primo. In verità, diverso da questo, che consiste l’essenza dell’intelletto, ma all’interno di esso, è un altro sé, che consiste di beatitudine. In questo modo il primo è riempito. Anche questo ha la forma di un uomo. Come la forma umana del primo è la forma umana di quest’ultimo. La gioia è la sua testa, delizia è il fianco destro, grande gioia è il fianco sinistro, la beatitudine è il suo tronco. Brahman è la coda, il suo sostegno.


Fonti

  • Swami Muktibodhananda Saraswati, “Swara Yoga – The Tantric Science of Brain Breathing”
  • “Upanishad vediche”, a cura di Carlo della Casa, I Tascabili degli Editori Associati

Note


Il Vedānta è uno dei sei sistemi ortodossi (darshana) della filosofia indiana, insieme a Mīmaṃsā, Nyāya, Vaiśeṣika, Yoga e Sāṃkhya. Darśana (devanāgarī दर्शन, dalla radice sanscrita drś, cioè “vedere” ) è un aggettivo e un sostantivo neutro sanscrito dai molteplici significati.
Nell’ambito delle cosiddette “teologie” o filosofie religiose induiste il termine darśana indica un sistema teorico o interpretativo frutto di un “punto di vista”.