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Riflessione sui centri psichici: swadhisthana chakra – 2° parte

suryanamaskara 0

swadhisthana chakra

Dimora dell’inconscio

Swadhisthana è considerato come la base o il substrato dell’esistenza umana individuale.
La mente inconscia è la sua controparte nel cervello e il suo magazzino di impressioni mentali o samskara.
Si dice che tutti i karma, le vite passate, le esperienze precedenti, la dimensione più grande della personalità umana, cioè l’inconscio, possono essere simboleggiati da swadhisthana chakra.
L’essere individuale affonda le sue radici nella mente inconscia e le tendenze istintive che sono percepite a livello di questo chakra scaturiscono dalle profondità dell’inconscio.
Nel Tantra c’è il concetto dell’animale e di colui che padroneggia l’animale.
In Sanskrito, pashu significa animale e pati significa padrone.
Pashupati (devanagari: पशुपति) è il padrone o il controllore di tutti gli istinti animali.
Pashupati è uno dei nomi del Signore Shiva
Questo è uno dei nomi del Signore Shiva ed è anche uno degli attributi di swadhisthana chakra.
Secondo la mitologia, pashupati è l’inconscio totale.
Ha controllo assoluto su muladhara chakra e sulle tendenze animali durante il primo stadio dell’evoluzione umana.
Il principio inconscio di swadhisthana non deve essere considerato come un processo inattivo o dormiente.
Piuttosto, è molto più dinamico e potente di quello della coscienza ordinaria.
Quando la shakti penetra swadhisthana chakra, avviene una esperienza schiacciante di questo stato inconscio.
É differente da muladhara, che è l’espressione manifesta di questo stato inconscio.
In muladhara i karma dei più bassi livelli della nostra evoluzione si manifestano nella forma di ira, avidità, gelosia, passione, amore, odio e così via.
In esso, stiamo esaurendo quei karma, manifestandoli ed esprimendoli apertamente.
A livello di swadhisthana, invece, non c’e una attività o manifestazione conscia.
Questo è hiranyagarbha, il grembo universale, nel quale ogni cosa esiste allo stato potenziale.
Nel Rig Veda si dice: “All’inizio della creazione c’era hiranyagarbha, poi vennero tutti gli esseri viventi e tutto quello che esiste, ed Egli era il protettore di tutto.”
Nell’inconscio collettivo, i samskara e i karma esistono allo stato di seme.
Ad esmpio, ieri potreste aver avuto una esperienza piacevole o dolorosa.
Questa esperienza è diventata un processo subconscio o una forza che agisce e colora la vostra consapevolezza conscia oggi.
Allo stesso modo, ci sono molte esperienze del passato che non possiamo richiamare consapevolmente, ma che tuttavia interpretano un ruolo, determinando il nostro comportamento, le nostre attitudini e le nostre reazioni di tutti i giorni.
Ci sono molti karma che ci influenzano in questo modo, ma noi ne siamo completamente ignari.
Secondo il Tantra, ogni percezione, esperienza e associazione viene registrata.
Se avete una lite o un aspro scambio, si avrà una registrazione molto forte.
Se vi accade di sorpassare qualcuno per la strada, lo guardate e andate avanti, anche questo viene registrato.
Molte cose rientrano nel vostro raggio di percezione e vengono tutte automaticamente registrate.
Esse non sono analizzate, ma semplicemente archiviate in qualche strato della mente.
Tutti quei karma insignificanti e indifferenti, che sono stati registrati automaticamente nella nostra coscienza, formano l’inconscio totale.
In kundalini yoga, swadhisthana è spesso considerato un ostacolo, nel senso che questi karma, impressi nell’inconscio, non permettono alla kundalini di ascendere passandovi attraverso.
Dopo il risveglio iniziale, la kundalini ritorna ad addormentarsi più volte proprio a causa del blocco karmico di swadhisthana.
Questi karma sono oltre il campo dell’analisi.
Esse non hanno una forma, ma sono una grande forza.
Per fare una rozza analogia, supponete di avere un grande serbatoio d’acqua in cui buttate ogni sorta di cose.
Se doveste vuotare il serbatoio cinque anni dopo, non trovereste più gli stessi oggetti messi dentro; la materia è ancora quella, ma la sua forma è cambiata.
Il karma collettivo dell’inconscio esiste in swadhisthana come forma o forza piuttosto simile alla materia di quel serbatoio.
Quindi, il risveglio di swadhisthana presenta molte difficoltà per il sadhaka.
Quando l’esplosione ha luogo e swadhisthana comincia ad eruttare, l’aspirante spesso è confuso e disturbato dall’attivazione di tutto questo materiale subconscio.
É assolutamente impossibile per lui capire tutte queste impressioni che sono spesso attribuite a disturbi mentali.
Sebbene il sadhaka possa essere giustamente apprensivo per quanto riguarda penetrare questo stadio di risveglio, esso è assolutamente necessario per la sua evoluzione spirituale.
Se ha un guru o una guida competente che sappia come evitare tutte le trappole di quest’area, swadhisthana può essere attraversato con sicurezza e senza problemi.

Questo articolo è il secondo della serie dedicata alla riflessione sul centro psichico denominato swadhisthana chakra.
Leggi il precedente articoli della serie:
Riflessione sui centri psichici: swadhisthana chakra – 1° parte

Da “Kundalini Tantra”, Swami Satyananda Saraswati, edizioni Satyananda Ashram Italia 1984