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Riflessione sui centri psichici: agya chakra – 3° parte

suryanamaskara 0

Simbologia tradizionale di agya chakra

agya chakra
Agya chakra è simboleggiato da un loto con due petali.
Secondo le scritture è di un colore pallido, simile al grigio chiaro di un giorno di pioggia.
Qualcuno dice che è bianco come la luna, o argenteo, ma effettivamente è di un colore intangibile.
Sul petalo sinistro si trova la lettera sanskrita ham (ह) e sul petalo sinistro la lettera ksham (क्ष).
le lettere sui petali di agya chakra
Ham e ksham sono scritte con un colore bianco argento e sono i bija mantra per Shiva e Shakti. Uno rappresenta la luna, o ida nadi, e l’altro il sole, o pingala nadi.
Sotto il chakra si fondono le tre nadi, ida a sinistra, pingala a destra e sushumna al centro.
Dentro il loto c’è un cerchio perfettamente rotondo che simboleggia shunya, il vuoto.
Dentro il cerchio c’è un triangolo capovolto che rappresenta shakti – creatività e manifestazione.
Sopra il triangolo c’è una shivalingam nero.
Lo shivalingam non è, come molti pensano, un simbolo fallico.
Esso è il simbolo del nostro corpo astrale.
Secondo il Tantra e le scienze occulte il corpo astrale è l’attributo della nostra personalità, e nella forma di shivalingam può avere tre colori, secondo l’evoluzione e il grado di purificazione della nostra coscienza.
In muladhara chakra il lingam è fumoso e non ben delimitato.
Esso è chiamato dhumra lingam, e possiamo paragonarlo al nostro stato di coscienza quando viviamo una vita istintiva.
Agya chakra ha un lingam nero con un contorno ben delimitato. Esso è chiamato itarakhya lingam.
Mentre in muladhara non abbiamo un concetto reale di noi stessi e di quello che siamo, in agya chakra la consapevolezza di “cosa sono io” è più nitidamente definita e le varie capacità sono risvegliate.
In sahasrara la coscienza è illuminata e quindi in esso il lingam è luminoso ed è chiamato jyotir lingam.
Quando una persona dalla mente non evoluta si concentra, la sua esperienza dello shivalingam è nella forma di una colonna di fumo.
Appare e poi sparisce, appare ancora e poi sparisce e così via.
Quando la concentrazione diviene più profonda e l’agitazione della mente è annullata, il lingam diventa di colore nero.
Attraverso la concentrazione su questo shivalingam nero, entro la coscienza astrale illuminata si produce il jyotir lingam.
Quindi il lingam nero di agya chakra è la chiave per una più ampia dimensione di vita spirituale.
Sopra lo shivalingam c’è il simbolo tradizionale dell’Om, al di sopra del quale si trova la luna crescente sormontata dal bindu.
Om è il bija mantra e il simbolo di agya chakra e sopra la sua forma si può vedere il raif, la traccia della coscienza del suono.
Hakini e Paramashiva
Paramashiva è la divinità di agya chakra e splkende simile ad una catena di bagliori lampeggianti.
La dea dalla mente pura è Hakini, le sei facce della quale sono come tante lune.
Ogni chakra possiede un tanmatra, o senso specifico di modalità, un gyanendriya, o organo di percezione sensoriale, e un karmendriya, o organo di azione.
La mente è il tanmatra, il gyanendriya e il karmendriya di agya chakra.
La mente è capace di acquisire conoscenza attraverso mezzi sottili piuttosto che attraverso l’immissione dei dati sensoriali dai vari organi di senso che sono i gyanendriya degli altri chakra.
La mente percepisce la conoscenza direttamente attraverso il sesto senso, o intuizione, che diventa attivo quando agya chakra si risveglia.
Questo senso è il gyanendriya della mente.
In questo modo la mente può manifestarsi attivamente senza l’aiuto del corpo fisico.
Questa è la facoltà della proiezione astrale, che si manifesta con il risveglio di agya chakra.
Quindi la mente viene considerata il karmendriya di agya.
Il modo di operare di questo centro è puramente mentale ed è per questo che anche il suo tanmatra è rappresentato dalla mente.
Il piano di esistenza è tapa loka, dove le tracce di imperfezione vengono purificate e ikarma vengono consumati.
Assieme a vishuddhi chakra, agya chakra forma la base per vigyanamaya kosha, che dà inizio alla evoluzione psichica.
Spesso, l’esperienza che si ha quando si risveglia agya chakra è simile all’esperienza indotta dalla ganja (marijuana).
Colui che medita su questo chakra quando è risvegliato, vede una lampada ardente che risplende come il sole del mattino e dimora nelle regioni del fuoco, del sole e della luna.
È capace di entrare nel corpo di un altro a volontà e diventa il migliore tra i muni, esseri che conoscono e vedono tutto.
Diventa il benefattore di tutti e diviene esperto di tutte le scritture.
Egli realizza la sua unità col Brahman e acquisisce i siddhi.
I diversi risultati che si ottengono dalla meditazione sui vari chakra, si realizzano collettivamente meditando solo su questo chakra.

Da “Kundalini Tantra”, Swami Satyananda Saraswati, edizioni Satyananda Ashram Italia 1984