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Riflessione sui centri psichici: agya chakra – 1° parte

suryanamaskara 0

agya chakra
Agya chakra è il punto dove confluiscono le tre più importanti nadi – ida, pingala e sushumna – che si fondono in un unico flusso di consapevolezza, ascendendo poi fino a sahasrara, al centro della calotta cranica.
Nella mitologia, queste tre nadi sono rappresentate da tre grandi fiumi: Gange (ida), Yamuna (pingala) e Saraswati (una corrente sotterranea che rappresenta sushumna).
Essi confluiscono in un punto chiamato Prayag o Triveni, vicino ad Allahabad.
Gli indù credono che ogni dodici anni, quando il sole si trova in Acquario, coloro che si immergono nel punto di confluenza vengono purificati.
Simbolicamente questo punto di confluenza corrisponde ad agya chakra.
Quando la mente è concentrata su questo punto di unione, la trasformazione della coscienza individuale viene determinata dalla fusione di queste tre grandi forze.
La coscienza individuale è formata soprattutto dall’ego ed è a causa dell’ego che siamo consapevoli della dualità.
Finché c’è la dualità non ci può essere il samadhi, finché vi ricordate di voi stessi, non potete uscire da voi stessi.
Sebbene negli altri chakra vi sia l’esperienza dell’estasi, in essi non avviene la fusione dell’ego individuale con l’ego cosmico.
Attraverso tutto questo scoprirete che state cercando di affermare voi stessi, al di là di tutte le esperienze che state vivendo, ma quando ida e pingala si uniranno a sushumna in agya chakra, allora perderete voi stessi completamente.
Questo non significa che voi diventate incoscienti. La vostra coscienza si espande e diviene omogenenea. Allora la coscienza individuale si annulla e voi trascendete completamente il regno della dualità.
Per questa ragione agya è un centro molto importante di cui dovete fare esperienza per purificare la mente. Una volta che la mente è purificata, l’esperienza e il risveglio degli altri chakra possono procedere.
Vi è un problema particolare che insorge con il risveglio degli altri chakra. Ognuno di essi contiene una riserva di karma o di samskara sia buoni che cattivi, positivi e negativi, dolorosi e piacevoli.
Il risveglio di ogni chakra porterà decisamente in superficie un’esplosione o espressione di questi karma, e naturalmente non tutti sono preparati o pronti ad affrontarla.
Solo chi ha buon senso e consapevolezza può farvi fronte.
Per questo si dice che prima che questa grande forza cominci a risvegliarsi e manifestarsi è meglio purificare la mente in quel punto di confluenza.
Allora, con una mente purificata, si può ottenere il risveglio degli altri chakra.
Per questo motivo la riflessione sui centri psichici comincia da agya.

Il centro del comando

La parola agya proviene da una radice sanskrita che significa “conoscere, obbedire o seguire”. Letteralmente agya significa “comando” o “centro di controllo”. In astrologia agya è il centro di Giove che simboleggia il guru o maestro.
Fra le divinità, Giove è rappresentato da Brihaspati, guru dei deva e precettore degli dei.
Quindi questo centro è chiamato anche “il chakra del guru”.
Agya è il ponte che unisce il guru ai suoi discepoli. Esso rappresenta il livello dove può avvenire la comunicazione diretta da mente a mente, fra due persone.
E’ in questo chakra che ha luogo la comunicazione con il guru esteriore, il maestro o precettore.
E’ qui che si sentono le istruzioni del guru interiore nello stato di meditazione profonda, quando tutti i sensi sono ritirati e si entra nello stato di shunya o vuoto.
Questo è lo stato del nulla assoluto, dove l’esperienza empirica di nome e forma, soggetto ed oggetto, non può penetrare.
In questo stato di completa immobilità, la luce della mente è spenta; la coscienza cessa di funzionare e la consapevolezza dell’ego scompare.
Questo stato di vuoto è uguale all’esperienza della morte, e per poterlo attraversare si deve udire in agya chakra la voce o il comando del guru.
Naturalmente, se siete nuovi alla vita spirituale, non dovete ancora affrontare questo problema, ma quando si presenterà, incontrerete molte difficoktà.
In questo momento i vostri problemi sono solo mentali: dissipazione della mente, preoccupazioni, ansie, nervosismo ecc., ma quando la notte è oscura e siete andati molto in profondità durante la mditazione, perdendo la vostra consapevolezza individuale, la sola cosa che vi può guidare a questo punto è l’istruzione o il comando del vostro guru ascoltato attraverso agya chakra.
Esso è conosciuto anche come “l’occhio dell’intuizione” ed è la porta attraverso cui l’individuo penetra nella dimensione astrale e psichica della coscienza.
Forse il nome più comune di questo chakra è “il terzo occhio” e le tradizioni mistiche di ogni temppo e di ogni cultura fanno molti riferimenti a riguardo.
Esso viene descritto come un occhio psichico situato al centro tra i due occhi fisici, che guarda verso l’interno anziché verso l’esterno.
In India, agya chakra è chiamato divya chakshu (l’occhio divino), gyana chakshu o gyana netra (l’occhio della conoscenza) perché è il canale attraverso il quale l’aspirante spirituale riceve rivelazioni e intuizioni profonde circa la natura fondamentale dell’esistenza.
E’ anche chiamato “l’occhio di Shiva”, poiché Shiva è la personificazione della meditazione, che è direttamente associata con il risveglio di agya chakra.
E’ interessante notare che agya chakra è più attivo nelle donne che negli uomini.
Le donne sono più sensitive, psichiche e percettive e spesso capaci di presagire eventi futuri.
Comunque, nella maggior parte delle persone, questo occhio interiore rimane chiuso e, benché vedano gli eventi del mondo esterno, non riescono ad ottenere la conoscenza e la comprensione della verità.
In questo senso noi siamo ciechi riguardo alle reali possibilità del mondo, incapaci di vedere i livelli più profondi dell’esistenza umana.

Da “Kundalini Tantra”, Swami Satyananda Saraswati, edizioni Satyananda Ashram Italia 1984