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Ayurveda: eziologia (studio delle cause della malattia)

suryanamaskara 0

Sri Yantra

La malattia, per l’Ayurveda, è la sofferenza umana, o è una alterazione, una deviazione dal proprio stato originario, dalla propria prakriti;
o, ancora, è lo squilibrio dei dosha.
Se si possono dare tante definizioni della malattia, numerosissime sono le cause che possono generarla.

L’eziologia ha un posto importante nell’Ayurveda: secondo Charaka, uno dei suoi massimi esponenti, la medicina è la conoscenza delle cause (hetu), dei sintomi (linga) e dei rimedi (aushadha).
In generale le cause delle patologie mentali e fisiche sono tre: la congiunzione sbagliata (mithyayoga), assente (ayoga) o eccessiva (atiyoga) con il tempo, l’intelletto e gli oggetti sensoriali.
Chakrapani, il commentatore principale della Charakasamhita, spiega che in questo elenco il tempo è menzionato per primo, perché è imprescindibile.
Con la parola “tempo” Charaka vuole indicare la stagione fredda (l’inverno), quella calda (l’estate) e quella piovosa: il tempo è una causa patologica quando le normali caratteristiche delle stagioni si accentuano (atiyoga), non si manifestano (ayoga) o si alterano (mithyayoga), vale a dire quando d’inverno piove o quando nella stagione delle piogge fa freddo.
Viene poi l’intelletto: esso non è altro che quel discernimento (prajna) che ci aiuta a valutare lucidamente ciò che ci giova e ciò che ci reca danno.
Il pervertimento dell’intelletto provoca l’uso errato degli oggetti sensoriali: lo stolto gode di oggetti che lo faranno ammalare proprio perché il suo intelletto non giudica rettamente.
Dai giudizi sbagliati deriva dunque un modo improprio di fruire degli oggetti dei sensi: il suono, la qualità tattile, il colore, il sapore, l’odore, e i loro accessori (sostanze, qualità, moti).
Se per esempio una persona fissa troppo a lungo un oggetto molto luminoso, usa eccessivamente la vista; se esercita troppo poco gli occhi, la sua vista si rovina lo stesso (questo è l’ayoga, mancato uso); se osserva degli oggetti troppo vicini, troppo lontani, oppure delle cose terrificanti, disgustose, deformi, ecc., usa la vista in un modo sbagliato (mithyayoga), e prima o poi si ammalerà.
La stesssa cosa succede con gli altri organi di senso.
Curiosamente l’uso eccessivo del tatto non viene esemplificato con una smodata attività sessuale, ma con una pletora di bagni, di unzioni, di massaggi, eseguiti magari con sostanze troppo fredde o calde.
Forse per condannare simmetricamente anche il non fare bagni, massaggi, ecc., (ayoga) o il farli in modo scorretto (mithyayoga), cioè senza rispettare l’ordine prescritto (prima il bagno, poi il massaggio).
Qualcuno sostiene che anche il karman è una causa di malattia, ma in realtà è solo l’errato giudizio che produce un karman negativo, il quale a sua volta può provocare una malattia.
Il preveggente esempio di Charaka circa un’epidemia ci fa vedere come in fondo non solo il karman, ma perfino l’alterazione del tempo stagionale sia una causa patologica riconducibile all’irrazionalità umana.
I morbi dilagano per l’anormalità dell’aria, dell’acqua e della terra: quando i governanti violano la legge e reggono le sorti dello stato con l’illegalità, i loro popoli li imitano, l’ingiustizia fa sparire con la forza la giustizia e persino gli dèi se ne vanno.
Le stagioni cambiano, la pioggia non cade più quando dovrebbe, il vento non soffia nel modo giusto, la terra muore, le acque si ritirano, le erbe medicinali perdono la loro vera natura e si alterano.

Da “La medicina indiana (Ayurveda)” Antonella Comba – Promolibri