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Ayurveda: le costituzioni individuali

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Dhanvantari
Immagine raffigurante Dhanvantari, incarnazione di Vishnu, medico degli dei e divinità della medicina ayurvedica

Come già osservato parlando dei dosha, per Charaka esiste uno stato di perfetta salute e di equilibrio dei dosha chiamato prakriti; accanto a questo, vi sono individui in cui predommina il vento o vata, che sono chiamati vatala, quelli in cui predomina la bile o pitta, detti pittala, e le persone dal flemma predominante o sleshmala.
Poi ci sono quelli in cui predominano due dosha per volta, detti samsrishta (“[quelli in cui i dosha sono] associati”).
Secondo Sushruta vi sono invece sette costituzioni fisiche o prakriti: tre costituzioni dominate separatamente da ciascuno dei tre dosha (vataprakriti, pittaprakriti, sleshmaprakriti), tre dominate da una coppia di dosha e una in cui i dosha sono in equilibrio.
Al di là delle distinzioni terminologiche, però, i caratteri attribuiti a ciascun tipo fisico sono molto simili nei due classici, e qui verranno esposti attingendo ad entrambi, ma usando la terminologia di Sushruta, che è entrata maggiormente nell’uso.
La costituzione individuale è una specie di marchio che viene impresso sul fisico e sulla psiche della persona al momento del concepimento.
Concorrono a formarla:

  • i dosha predominanti nello sperma e nel sangue femminile che generano l’embrione:
  • il dosha stagionale (ogni stagione ha un dosha prevalente);
  • il dosha uterino;
  • il dosha del cibo di cui si nutre la madre;
  • il dosha del comportamento materno;
  • le alterazioni degli elementi grossi.

Il più alterato o i più alterati dei dosha presenti in questi fattori si legano indissolubilmente all’embrione e generano la sua costituzione.
La costituzione flemmatica è la migliore di tutte: per Charaka, chi la possiede ha membra lucenti e lisce; un corpo piacevole a vedersi, delicato, chiaro; abbondante sperma (se uomo), desiderio sessuale, progenie; un corpo saldo, compatto, solido; membra piene e rotonde; vi è flemma nell’azione, nell’alimentazione e nel comportamento; lentezza nell’iniziativa nell’adirarsi e nell’ammalarsi; andatura sicura e stabile; scarsità di fame, sete, calore e traspirazione; saldezza e compattezza delle articolazioni; sguardo e volto contenti; chiarezza e morbidezza della carnagione e della voce.
Grazie a queste caratteristiche, un flemmatico è anche forte, ricco, sapiente, dotato di ojas, pacifico e longevo.
La descrizione che Sushruta ci dà del flemmatico è forse meno precisa ma più poetica: per essempio la sua carnagione ha il colore di un loto azzurro, la sua voce sembra il ruggito di un leone o il tuono di una nuvola, nei suoi sogni appaiono laghetti pieni di loti e cigni.
Il flemmatico è un virtuoso, che sopporta la sofferenza, onora gli anziani e crede in ciò che dicono le Scritture.
E’ l’unico che possa essere paragonato agli dei Brahma, Indra, Rudra, Varuna.
La costituzione biliosa è intermedia fra la flemmatica e la ventosa.
Caratteristiche del bilioso sono l’intolleranza per il caldo, un corpo delicato e chiaro con lentiggini, nei, macchie o foruncoli;
il bilioso ha sempre fame e sete, si copre presto di rughe, soffre di una precoce canizie e calvizie, e di solito ha barba, peli e capelli soffici, radi e castani.
La sua notevole forza si accompagna ad un estremo potere digestivo, è insaziabile e non tollera il dolore;
ha carni ed articolazioni molli e morbide, ed espelle una gran quantità di sudore, urina e feci;
emana cattivo odore da ascelle, bocca, testa e corpo;
ha poco sperma, poco desiderio sessuale e la sua progenie è scarsa.
A causa di questa sua costituzione, il bilioso ha una forza media, è mediamente longevo, istruito, sapiente, ricco e fornito di mezzi.
Sushruta aggiunge che il bilioso sogna l’oro, le piante palasha, karnikara, il fuoco, i lampi e le meteore.
Egli può essere paragonato a semidei come gandharva o yaksha, oppure a serpenti, gufi, gatti, scimmie, tigri, orsi o manguste.
La peggiore delle costituzioni individuali è quella ventosa.
Il ventoso presenta un corpo secco, magro e piccolo;
la sua voce è penetrante, secca, bassa, flebile, rauca, a singhiozzi, e spesso soffre d’insonnia;
quando cammina è rapido e leggero, e così sono pure le sue azioni, il suo modo di mangiare, di comportarsi.
La mobilità del vento produce l’instabilità delle sue articolazioni, occhi, sopracciglia, ginocchia, labbra, lingua, spalle, mani e piedi.
Il ventoso parla moltissimo, prende rapidamente iniziative, s’incollerisce e si ammala in un batter d’occhio;
è facile per lui provare paura o ansia, desiderare qualcosa o ritrarsene disgustato.
Afferra immediatamente ciò che gli si dice, ma lo dimentica altrettanto in fretta.
Non sopporta il freddo, soffre di raffreddori, tremori e rigidità.
Ha ispidi capelli, barba e peli;
le unghie, i denti, il viso, le mani e i piedi sono ruvidi;
le ossa si rompono facilmente e le articolazioni scricchiolano quando si muove.
In genere i ventosi non sono molto forti, vivono poco, hanno pochi figli, mezzi e beni.
Il sogno ricorrente del ventoso è camminare in cielo;
gli animali cui assomiglia sono la capra, lo sciacallo, il coniglio, il topo, il cammello, il cane, l’avvoltoio, il corvo o l’asino.

Oltre a queste tre costituzioni individuali fondamentali, ve ne sono altre tre in cui dominano due dosha per volta, e infine quella in cui i tre dosha sono in equilibrio, che è la migliore in assoluto.

Le costituzioni non vengono classificate soltanto in questo modo: Sushruta menziona altri schemi che prendono come punto di riferimento i cinque elementi terra, acqua, fuoco, aria, akasha, oppure le tre qualità sattva, rajas e tamas.
Nel primo caso le costituzioni ignea, aerea e acquea sono uguali alla biliosa, ventosa e flemmatica, mentre la costituzione terrea è solida e tollerante e quella dell’akasha è pura, produce longevità e grandi orifizi corporei (per esempio narici e orecchie grandi).
Nel secondo caso abbiamo una curiosa passerella di dèi, semidei, animali e piante, le cui caratteristiche fisiche e psichiche vengono ravvisate nei diversi pazienti.
Citiamo a mo’ di esempio soltanto la costituzione migliore, quella di Brahma, e la peggiore, la “vegetale”: la “brahmica” è quella di chi è puro, credente, studia i Veda, onora gli anziani; uno che invece ama stare sempre nello stesso posto, uno cui piace solo mangiare e bere ed è perfettamente indifferente alla saggezza, al dovere, all’amore e al potere, ha una costituzione “vegetale”.

Da “La medicina indiana (Ayurveda)” Antonella Comba – Promolibri